Nel giorno del suo onomastico, nel giorno del “pio transito” del suo maestro e padre Benedetto, quest’anno occupato dalla grandezza e drammaticità del Venerdi Santo, il Padre Don Benedetto, nato Giacomo Pastorino, ci ha lasciati.

A noi che siamo stati il suo gruppo di “ragazzi e ragazze”, a noi che a lui dobbiamo tutto quel poco o tanto che siamo nella Fede, è parso subito di esser diventati di colpo più vecchi.

Ci saranno tempi e modi di ricordare la straordinaria grandezza, nella semplicità, di questo uomo che ha cercato Dio nella vita monastica e ha servito la Parrocchia di San Martino per ben 34 anni.

A noi viene subito in mente il suo grande equilibrio, la sua pazienza verso le nostre intemperanze giovanili, quel suo cercare di non “spezzare mai una canna incrinata, di non spegnere mai un lumicino fumigante”.

Ma anche la forza della sua predicazione, l’annuncio della Parola che ti entra dentro e ti taglia come una lama: era forte quando predicava, il P.Parroco e non temeva nessuno, tanto meno i potenti e i prepotenti di turno.

E la sua preghiera, che si faceva canto. Nel Venerdi Santo che ce lo ha portato via, riecheggia nel nostro animo la sua voce tenorile che canta con accenti antichi dal latino “ecce lignus” dal greco “agios o theos…” , che ci mostra la croce, unica speranza, punto fermo nell’agitarsi del mondo.

Quella croce che lui ha portato nello spirito tutta la vita e nel corpo nei suoi ultimi anni.

Nel suo ultimo incontro, mi ha lasciato un compito e lo stesso ha fatto certamente agli altri “ragazzi e ragazze”: pregare e, se possibile, agire, perché non si spenga nella nostra Pegli la presenza dei figli di San Benedetto. Quei monaci che sono qui da quasi mille anni, che neppure Napoleone con le soppressioni è riuscito a togliere da Pegli (e infatti hanno conservato anche in quei tempi difficili la Parrocchia, pur delegandone la cura a parroci diocesani, nominati dall’Abate).

Quei monaci che vi sono poi tornati per esplicito volere del grande Papa pegliese Benedetto XV, a cui si richiama, non solo nel nome, l’attuale Pontefice. Fu egli, infatti, con sua cugina la marchesa Pallavicini ad invitare i monaci a riprendere in prima persona la cura della Parrocchia Matrice. E da allora lo hanno fatto con zelo e frutti evidenti di grazia e santità, vale la pena di ricordare tra questi il Parroco-martire P.Teodoro Ciarafoni.

Ricordiamo il P.Parroco, ci stringiamo alla sua famiglia, alla famiglia monastica, alla comunità Parrocchiale e impegnamoci perché il nostro bel San Martino continui, dopo di lui, ad essere un faro di Fede ed un’oasi di pace.

Mauro Nava