Padre Teodoro Ciarafoni

da | 7 Dicembre 2019 | 0 commenti

Era nato il 21 gennaio 1908 a Rotondo di Monterosso in provincia di Ancona, un paesino sdraiato su una delle mille colline marchigiane dai panorami infiniti.

A soli 16 anni, il 5 ottobre 1924, emetteva la professione monastica, quella solenne nel 1929, e diventava sacerdote il 14 giugno 1930.

Quando arrivò a Pegli, Padre Teodoro proveniva da Casalbordino di Chieti dove era stato prima parroco ed in seguito Superiore della casa benedettina, nelle cui vicinanze sorge il principale santuario mariano d’Abruzzo, la Madonna dei Miracoli.

Padre Ciarafoni giunse dunque nel febbraio 1943 presso la parrocchia di San Martino. Fece l’ingresso senza trionfalismi e con molta passione si dedicò subito indistintamente alla cura dei suoi figli. Ma erano tempi duri e il regime poliziesco non lasciava spazio neppure agli impegni pastorali: tutto veniva sottoposto a controllo.

Dal registro di Cronaca del Monastero Benedettino di Sant’Andrea di Cornigliano risulta che il lunedì 30 ottobre 1944 due guardie si presentarono al parroco, lo invitarono a seguirli in questura e lo trattennero in carcere. Precedentemente quelle guardie avevano frugato in parrocchia alla ricerca di armi persino dentro il tabernacolo. Ma lo scopo principale dell’incursione era la ricerca di eventuali partigiani nascosti. L’esito fu negativo ma, nonostante ciò, il padre fu trattenuto circa un mese nei sotterranei della questura.

Sabato 25 novembre 1944 il parroco è stato rilasciato ma con l’obbligo di rimanere fuori Genova per tutta la durata della guerra. Pertanto si stabilì a Masone. Era fisicamente a pezzi. Le percosse e i maltrattamenti in carcere gli avevano minato i polmoni. I confratelli che si trovavano a Masone, rifugiati dal novembre 1942 grazie agli aiuti della marchesa Pallavicini presso l’ex convento, gli diedero tutto il sostegno e l’aiuto che fu loro possibile. Padre Teodoro rimase a Masone fino al febbraio 1945, poi si rese necessario il ricovero all’ospedale di Sestri Ponente, dove incurante del proprio precario stato di salute, si adoperava all’assistenza dei feriti.

Intanto continuavano le persecuzioni, ma si avvicinavano anche i giorni della liberazione. Una persona che lo aveva denunciato e aveva provocato il suo arresto, presa dagli scrupoli, tentò il suicidio lanciandosi dalla finestra di casa. Ricoverata in gravissime condizioni rivelò i motivi del suo gesto, chiedendo di poter vedere Padre Teodoro che arrivò appena in tempo per confessare e perdonare la povera donna che dopo poco morì.

Il 13 maggio 1945 il parroco faceva ritorno a Pegli nella sua parrocchia. L’ingresso trionfale che non aveva voluto nel marzo 1943 quando era stato nominato parroco, questa volta glielo decretò l’intera popolazione di Pegli che con spontanea organizzazione lo accolse in un vero tripudio di folla.

L’esile figura del padre, vittima della brutale violenza, era già vista come quella di un martire, e non solo dai suoi parrocchiani. Però il suo fisico era ormai compromesso. L’Abate lo spinse a passare un periodo di soggiorno al paese natio, Monterosso, per tentare di salvarlo. Era la fine di luglio 1945. Ma poco dopo l’arrivo dovette essere ricoverato. Lo spirito forte del monaco tenne vivo quel corpo fiaccato dalla violenza umana ancora per un mese, poi lo abbandonò per raggiungere la pace eterna del Signore. Lo assistette la mamma Maria fino all’ultimo. Quando spirò erano le ore 20 del 26 agosto 1945. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, il ricordo nella comunità parrocchiale di San Martino e tra la gente di Pegli è tutt’ora vivo e forte.

Lettera alle giovani di AC

(lettera non datata ma presumibilmente scritta dall’Ospedale dopo il suo arresto – fine novembre/dicembre dell’anno 1944)

Care Figliole

    Speravo di tornare presto in Parrocchia, invece, per ora, non è possibile neppure per un solo giorno. Pazienza. Il Signore così vuole; sia fatta la sua volontà!

Prossimi ormai alla festa dell’Immacolata, che è particolarmente la vostra festa, e spero sia il giorno del vostro tesseramento, ho pensato di inviarvi queste poche righe perché vi rechino il mio saluto di Padre ed una parola di conforto e di incitamento al bene.

Ricordate; tutto ciò che è accaduto lo ha permesso il Signore per il mio bene e credo anche per il bene della Parrocchia. Il Signore con me è stato tanto, tanto buono e misericordioso; io ho imparato ad amarlo più in 24 giorni di carcere che forse non in anni di ministero sacerdotale. Inoltre questa prova, questa forzata lontananza dalla Parrocchia, non ha fatto altro che affezionarmi alle anime che il Signore mi ha affidato, specialmente a quelle che mi sono state più vicine nel mio ministero parrocchiale e che con me hanno condiviso e gioie e dolori. E’ soprattutto ora che sento il distacco dai miei cari parrocchiani e mai ho pregato tanto per loro come ora che ne sono lontano.

Ebbene, voi che avete pregato tanto per me e mi avete dimostrato tanto affetto, dovete darmene la prova soprattutto ora, mediante una vita più fervorosa. Vi ripeto ciò che vi dissi sabato scorso, in Ufficio Parrocchiale, quando veniste a salutarmi: desidero che ognuna di voi, al mio ritorno, possa dirmi: “Padre sono riuscita di diventare più buona; a vincermi di più nei miei difetti predominanti”. Sarà il regalo più bello che al mio ritorno in Parrocchia potrete farmi.

Durante il giorno, particolarmente nella S. Messa, prego tanto il Signore perché vi illumini, vi conforti e vi dia la grazia di perseverare nel bene. Sappiate essere docili alla grazia e più generose con il Signore anche se qualche volta vi domanda qualche piccolo sacrificio.

La vostra vita deve essere di una rettitudine, di una bontà e di una purezza singolare. Deve potersi notare la differenza tra voi e quelle che non appartengono all’A.C.; non per voler fare le singolari, ma perché la vostra luce, come dice il Signore, così risplenda innanzi agli uomini, che tutti veggano le vostre buone opere e non solo ne glorifichino Iddio ma sieno attratti ad imitarvi. L’esemplare luminoso della vostra vita l’avete nella Vergine Immacolata. Tre virtù dovete soprattutto meditare ed imitare nella Madonna l’umiltà, la carità, la purità. Sono tre virtù che si compendiano a vicenda: una vale le altre. Dovete farne oggetto della vostra meditazione durante questi giorni e sforzarvi poi di acquistarle. Procurate di volervi bene, di aiutarvi vicendevolmente e pregare tanto per la Chiesa e per la Patria.

Vi raccomando di non nutrire alcun odio o desiderio di vendetta verso coloro che mi hanno dato questo dolore; anzi promettetemi di pregare per loro.

Saluto e benedico di cuore tutte, effettive, aspiranti, beniamine e piccolissime; voi e le vostre famiglie. Raccomandatemi al Signore e credetemi affez.mo in Gesù Cristo

P. Teodoro Ciarafoni O.s.B

Lettera alle effettive

(Lettera datata 19 dicembre 1944 indirizzata alle Effettive di Azione Cattolica)

Carissime

Oltremodo gradita mi è giunta la vostra cara lettera che, a nome di tutte, mi ha inviato la Presidente. Vi ringrazio vivamente degli auguri che mi avete fatto pervenire e che ricambio ripieni delle sovrabbondanti benedizioni di Gesù Bambino per voi e per tutti i vostri cari. Grato vi sono anche delle preghiere che avete fatto e fate per me, mi sforzerò di ricambiare nel mio possibile tanta vostra carità e di rendermene degno. Grande gioia soprattutto mi ha recata la notizia che l’Associazione si è svegliata; che tutte siete animate ora da buona volontà; più puntuali e costanti alle adunanze; più volenterose e pronte al sacrificio. Tutte le opere di Dio si attuano per la trafila del dolore e forse il Signore voleva da me questo piccolo sacrificio, questa umiliazione per il vostro bene e per il bene anche mio. Ringraziamolo e sforziamoci di essere perseveranti.

Ricordatevi che io attendo molto da voi per il bene della Parrocchia. La salvezza per la Chiesa e per la Patria può venire e deve venire da voi, dalla donna, che o è angelo o è demonio, imprimetevelo bene nella mente; una via di mezzo non esiste.

Comprendo le vostre lotte, le vostre difficoltà e sono il primo a compatirle, ma non per approvare il male ma per aiutarvi a saper reagire ed andare contro corrente.

Nella imminenza delle feste natalizie meditate ed approfondite nel vostro animo i grandi insegnamenti che Gesù Bambino ci dà nel presepio. L’amore infinito per l’umanità decaduta (per noi di A.C. è stata vera predilezione) che lo ha spinto a rendersi uomo, povero, sofferente, sconosciuto bambino. Il suo grande spirito di umiltà, di nascondimento e soprattutto di penitenza, che tanto spesso è in contrasto con il nostro orgoglio, col nostro amor proprio, con la nostra mania di contentare in tutto e per tutto i nostri sensi.

Non che voglia fare di tutte voi delle suore, no, ma delle buone mamme di famiglia, capaci di guardare in fronte la realtà della vita, che non è una corsa al piacere, ma una palestra in cui si deve imparare a lottare ed a vincere per ricevere da Dio la meritata corona.

Vi benedico della più ampia benedizione, voi ed i vostri cari e vi rinnovo i più sinceri auguri di grazia e di gioia nel Signore. Pregate per me. Il vostro Parroco

P. Teodoro O.s.B

Lettera alla Presidente

(Lettera datata 27 Marzo 1945 indirizzata alla Presidente di A.C.)

Gentilissima Sig.na Maria

La sua lettera mi è giunta oltremodo gradita. Le buone notizie che mi da dell’Associazione mi hanno ricolmato di gioia e vedo proprio che il Signore è tanto buono con noi, ci fa più grazie di quanto noi meritiamo.

Anche il mio male forse nelle disposizioni di Dio era necessario per la mia anima; mi dispiace che non posso far nulla e per di più non riesco a rendermi utile come vorrei, neppure con le poche preghiere; il Signore accetti almeno la mia umiliazione che è forse la cosa più necessaria per me.

Procuri di curare tanto la formazione spirituale delle effettive e delle aspiranti, insista sempre sulla meditazione, magari breve, sulla confessione ben fatta, e poi preghi tanto per l’Associazione perché chi fa tutto è il Signore.

Fa anche tanto piacere l’esito veramente lusinghiero della Giornata Universitaria, però attenti all’orgoglio; ricordiamoci sempre dell’obolo della vedovella del Vangelo. Molte volte la vanagloria rovina tante opere buone.

Mi ha fatto tanto piacere che le aspiranti abbiano avuto una giornata di ritiro spirituale da Don Recagno. Le curino tanto le sezioni minori; è su quelle che io fondo soprattutto la mia speranza; non che dalle grandi non si possa attendere nulla di straordinario, ma comprende che la nostra natura giunta ad una certa età diventa poco malleabile.

Per l’esame di catechismo si consiglino vicendevolmente e facciano come meglio credono.

Riguardo alla direzione spirituale delle piccole è stata sempre la mia più grande preoccupazione, perché mi sembra fondamentale per la loro vita.

Raccomandi tuttavia di pregare e vedrà che il Signore farà trovare ad ognuna il suo Direttore Spirituale; il Signore non abbandona alcuno, e spesso lui stesso ci dirige.

Le faccio i migliori auguri perla S. Pasqua e mi raccomando tanto alle sue preghiere, non perché guarisca, ma perché faccia la volontà di Dio e mi salvi.

Gli auguri ed i saluti più cari alla mamma, papà, sorella e fratelli; alle socie mi proverò a scrivere una letterina, quantunque mi trovi poco bene e debba scrivere da letto.

Il Signore ci assista con la sua grazia. Dev.mo in Gesù Cristo

P. Teodoro O.s.B

Lettera alle giovani di AC

(Lettera datata 28 Marzo 1945 indirizzata a tutte le giovani di A.C.)

Carissime,

la vostra Presidente mi ha mandato un letterine con tante belle notizie dell’Associazione, di tutte le vostre attività; soprattutto però mi ha recato i vostri auguri e saluti per la S. Pasqua.

Avrei desiderato scrivere separatamente alle effettive, aspiranti, beniamine e piccolissime, ma invece debbo contentarmi di scrivere questa sola per tutte; vi prometto però che per la S. Pasqua del 1946 scriverò un letterine per ogni singola socia!!! che se poi mi trovassi già in Paradiso non vi dico che cosa farò …..

Perdonate le stupidaggini, pensavo di scrivere alle piccole che hanno voglia di ridere mentre la lettera è per tutte, anche per quelle serie!

Io vi ringrazio proprio tanto dei vostri auguri, soprattutto delle vostre preghiere.

So che avete pregato tanto e continuate a pregare per me. Ve ne sono oltremodo grato perché sento, in modo visibile, la protezione del Signore, anche se non mi fa, per ora, quelle grazie che forse voi domandate. Del resto ricordatevi sempre che in tutte le nostre preghiere dobbiamo sempre subordinare i beni materiali ai beni spirituali.

Vi ricambio centuplicati gli auguri per la S: Pasqua, il Signore vi ricolmi delle grazie più elette, vi faccia essere più buone e più contente.

Certo non è di troppa consolazione per me passare la S. Pasqua fuori e lontano dai miei parrocchiani; pure bisogna rassegnarsi anche a questo.

Tuttavia spiritualmente mi sentirò presente in Parrocchia poiché applicherò la S. Messa per tutti i fedeli e ricorderò al Signore particolarmente voi. Intanto vi raccomando di perseverare nel bene, perché solo quelli che persevereranno riceveranno il premio.

Non lasciatevi illudere dalle false apparenze, da una felicità illusoria: la gioia vera viene solo da Dio, dalla serenità e tranquillità di coscienza.

Procurate di non tralasciare la vostra meditazione giornaliera, magari brevissima; approfondite più che potete le vostre cognizioni religiose e non trascurate la forma formazione spirituale aiutandovi anche con qualche buon libro. Ricordatevi che in qualunque stato il Signore vi chiami, la formazione vi è assolutamente necessaria.

Mi raccomando ancora alle vostre preghiere e vi prego di porgere ai vostri cari gli auguri, i saluti e gli ossequi del P. Parroco.

Il Signore ci benedica e ci conservi nella sua grazia. – Buona Pasqua!

P. Teodoro O.s.B

Memorie di una dirigente

Ricordo di Padre Teodoro la sua squisita gentilezza nell’animo e nel tratto, la sua pietà, la sua

Ricordo di Padre Teodoro la sua squisita gentilezza nell’animo e nel tratto, la sua pietà, la sua umiltà, il grande desiderio di essere disponibile sempre a tutti.

Arrivato a Pegli, in punta di piedi, da solo, senza alcuna festa predisposta per il suo ingresso, nel nascondimento più assoluto ma nell’obbedienza ai suoi superiori.

Era tempo di guerra, molte famiglie erano sfollate per la paura dei bombardamenti, le iscritte all’Azione Cattolica erano poche, specialmente le più piccole. Ma Lui radunò le forze rimaste e diede loro un compito ben preciso: “Cominciare coi bambini, conquistare le piccole con la persuasione e con l’esempio”. Così fu gettato quel seme che fruttificò molto sino ad arrivare nei tempi successivi ad avere la frequenza di più di 300 iscritte all’A.C. tra grandi e piccole. Ogni domenica faceva la sua visita al Circolo sede di riunione delle giovani dell’A.C. femminile.

Ricordo un particolare che mi è ancora presente e ben vivo nella memoria e nel cuore. Tra le beniamine ve n’era una particolarmente vivace e turbolenta. Metteva scompiglio e a dura prova la disciplina della giovanissima ed inesperta delegata. Questa, un giorno al limite della sopportazione, andò dal Parroco per lamentarsi di non poter fare più adunanze né catechismo se Egli non avesse provveduto a richiamare all’ordine il “diavoletto”.

Padre Teodoro ascoltò in silenzio, lasciò sfogare la delegata e poi con tanta pacatezza ed altrettanta fermezza sentenziò: “Figliola, con le anime ci vuole pazienza, tanta pazienza, molta pazienza”.

Proprio testuali triplici parole rimaste nella mente e nel cuore. La delegata che si aspettava una promessa di richiamo alla piccola capì la grande lezione impartita a lei. E la vita ha dato pienamente ragione a Padre Teodoro. Un rimprovero forse avrebbe potuto allontanare quella beniamina che ancor oggi continua a servire ed amare la sua Parrocchia.

Apostolato individuale di P. Teodoro: il suo cuore era pieno di carità soprattutto per i vecchi, gli ammalati, i poveri. Fu il primo a correre in Varenna alta quando una bomba abbattè una casa provocando la morte dei genitori e dei quattro figlioletti. Più che maestro era pastore e padre per tutti i suoi parrocchiani. Rischiò spesse volte la vita, quando sui treni e sui carri dei contadini che erano presi di mira dalle mitragliatrici degli aerei nemici, andava in cerca di farina e patate per gli ammalati dell’Ospedale Martinez e per gli orfanelli della Piccola Casa del S.Cuore affidati alle suore della Neve. In parrocchia c’è chi ricorda quei viaggi, perché allora giovane l’accompagnava e l’aiutava.

Quando un mattino, verso mezzogiorno, Padre Teodoro venne invitato!!! a seguire due questurini che avevano bussato al convento rispose: “Vengo subito, però prima mi accompagnate in una cantina di Piandilucco perché devo portare la minestra a due vecchietti, se no oggi saltano il pranzo”. L’economo del convento, Padre Fulgenzio di cara memoria, era assente ed allora Padre Teodoro chiese alla donna che custodiva la cucina i soldi per il tram, non avendo neppure quelli in tasca. La cara Luigina (che aveva due figli dell’età del Padre, uno in Grecia ed uno al fronte russo) non solo diede i pochi spiccioli che aveva, ma, con vero intuito materno, gli porse anche il mantello, che il Padre rifiutava perché convinto si trattasse di una breve visita a Genova. Quel mantello fu un vero dono della Provvidenza perché gli servì da materasso e da coperta che divise con un altro prigioniero nelle carceri della Questura. Rimase in prigione 21 giorni e mai si seppe da lui quanti maltrattamenti dovette subire. In una sua lettera dal carcere diceva: “Ho imparato ad amare di più il Signore in questi giorni di prigionia che in tanti anni di ministero sacerdotale”. Per capire maggiormente questo episodio che divenne determinante della sua vita e della sua morte, bisogna riandare, per chi visse in quel periodo, alla confusa e spietata situazione di allora. Era tempo di odio e di vendette. Ogni giorno anche nella nostra Pegli si assisteva ad uccisioni da parte delle Brigate nere e dei tedeschi. A chi procurava, sia pur con false indicazioni, il nominativo di qualche persona nemica dei tedeschi o filopartigiana, veniva ricompensato con 5 lire (uno scudo d’argento).

Padre Teodoro dall’altare predicava l’amore e la pace invitando i parrocchiani al perdono: “L’odio genera odio! Perciò perdono!” E ne diede un esempio fulgido. Ritornò dal carcere in Parrocchia per pochi giorni, ma dalla sua voce non si seppe mai che torture ebbe a subire, né tanto meno uscì una critica o un rimprovero. Ma la sua salute era minata e fu ricoverato all’Ospedale di Sestri.

Pegli saluta il rientro del suo Parroco: una grande manifestazione d’affetto venne tributata a Padre Teodoro per salutare il suo rientro in Pegli che riconobbe in Lui un martire, oltreché il pastore della parrocchia di San Martino. Fu davvero un trionfo: c’era veramente tutta la popolazione. In testa al corteo c’erano le bandiere seguite da tutti gli iscritti (e non erano pochi) alle associazioni parrocchiali, la confraternita, il clero e tutti i parroci viciniori. All’arrivo in chiesa si levò altissimo il canto del TE DEUM intonato dal priore “Giuanin” così forte come non fu mai più sentito.

Ma la salute del padre Teodoro andava, col passare dei giorni, sempre più peggiorando finchè morì il 26 agosto del 1945 alle ore 20.

La notizia della sua morte gettò nello sconforto quanti lo conobbero e apprezzarono, sia pur per un breve periodo, le sua alte qualità morali e religiose nonchè il suo paterno affetto. Durante la messa funebre celebrata dall’Abate Cartoni all’inizio dell’omelia egli invitò tutta l’assemblea a recitare il Padre Nostro. Arrivato alla frase “Sia fatta la Tua volontà” scoppiò in lacrime e scusandosi disse: “Come fa un padre a non piangere per la perdita di un figlio e di un tanto figlio!”

Da allora i pegliesi hanno la consapevolezza che in Paradiso c’è un santo e un martire in più, un loro protettore. La gente semplice lo pregava e lo prega tutt’ora ed invoca la sua intercessione per ogni necessità. Ed in Lui spera e confida.

umiltà, il grande desiderio di essere disponibile sempre a tutti.

Arrivato a Pegli, in punta di piedi, da solo, senza alcuna festa predisposta per il suo ingresso, nel nascondimento più assoluto ma nell’obbedienza ai suoi superiori.

Era tempo di guerra, molte famiglie erano sfollate per la paura dei bombardamenti, le iscritte all’Azione Cattolica erano poche, specialmente le più piccole. Ma Lui radunò le forze rimaste e diede loro un compito ben preciso: “Cominciare coi bambini, conquistare le piccole con la persuasione e con l’esempio”. Così fu gettato quel seme che fruttificò molto sino ad arrivare nei tempi successivi ad avere la frequenza di più di 300 iscritte all’A.C. tra grandi e piccole. Ogni domenica faceva la sua visita al Circolo sede di riunione delle giovani dell’A.C. femminile.

Ricordo un particolare che mi è ancora presente e ben vivo nella memoria e nel cuore. Tra le beniamine ve n’era una particolarmente vivace e turbolenta. Metteva scompiglio e a dura prova la disciplina della giovanissima ed inesperta delegata. Questa, un giorno al limite della sopportazione, andò dal Parroco per lamentarsi di non poter fare più adunanze né catechismo se Egli non avesse provveduto a richiamare all’ordine il “diavoletto”.

Padre Teodoro ascoltò in silenzio, lasciò sfogare la delegata e poi con tanta pacatezza ed altrettanta fermezza sentenziò: “Figliola, con le anime ci vuole pazienza, tanta pazienza, molta pazienza”.

Proprio testuali triplici parole rimaste nella mente e nel cuore. La delegata che si aspettava una promessa di richiamo alla piccola capì la grande lezione impartita a lei. E la vita ha dato pienamente ragione a Padre Teodoro. Un rimprovero forse avrebbe potuto allontanare quella beniamina che ancor oggi continua a servire ed amare la sua Parrocchia.

Apostolato individuale di P. Teodoro: il suo cuore era pieno di carità soprattutto per i vecchi, gli ammalati, i poveri. Fu il primo a correre in Varenna alta quando una bomba abbattè una casa provocando la morte dei genitori e dei quattro figlioletti. Più che maestro era pastore e padre per tutti i suoi parrocchiani. Rischiò spesse volte la vita, quando sui treni e sui carri dei contadini che erano presi di mira dalle mitragliatrici degli aerei nemici, andava in cerca di farina e patate per gli ammalati dell’Ospedale Martinez e per gli orfanelli della Piccola Casa del S.Cuore affidati alle suore della Neve. In parrocchia c’è chi ricorda quei viaggi, perché allora giovane l’accompagnava e l’aiutava.

Quando un mattino, verso mezzogiorno, Padre Teodoro venne invitato!!! a seguire due questurini che avevano bussato al convento rispose: “Vengo subito, però prima mi accompagnate in una cantina di Piandilucco perché devo portare la minestra a due vecchietti, se no oggi saltano il pranzo”. L’economo del convento, Padre Fulgenzio di cara memoria, era assente ed allora Padre Teodoro chiese alla donna che custodiva la cucina i soldi per il tram, non avendo neppure quelli in tasca. La cara Luigina (che aveva due figli dell’età del Padre, uno in Grecia ed uno al fronte russo) non solo diede i pochi spiccioli che aveva, ma, con vero intuito materno, gli porse anche il mantello, che il Padre rifiutava perché convinto si trattasse di una breve visita a Genova. Quel mantello fu un vero dono della Provvidenza perché gli servì da materasso e da coperta che divise con un altro prigioniero nelle carceri della Questura. Rimase in prigione 21 giorni e mai si seppe da lui quanti maltrattamenti dovette subire. In una sua lettera dal carcere diceva: “Ho imparato ad amare di più il Signore in questi giorni di prigionia che in tanti anni di ministero sacerdotale”. Per capire maggiormente questo episodio che divenne determinante della sua vita e della sua morte, bisogna riandare, per chi visse in quel periodo, alla confusa e spietata situazione di allora. Era tempo di odio e di vendette. Ogni giorno anche nella nostra Pegli si assisteva ad uccisioni da parte delle Brigate nere e dei tedeschi. A chi procurava, sia pur con false indicazioni, il nominativo di qualche persona nemica dei tedeschi o filopartigiana, veniva ricompensato con 5 lire (uno scudo d’argento).

Padre Teodoro dall’altare predicava l’amore e la pace invitando i parrocchiani al perdono: “L’odio genera odio! Perciò perdono!” E ne diede un esempio fulgido. Ritornò dal carcere in Parrocchia per pochi giorni, ma dalla sua voce non si seppe mai che torture ebbe a subire, né tanto meno uscì una critica o un rimprovero. Ma la sua salute era minata e fu ricoverato all’Ospedale di Sestri.

Pegli saluta il rientro del suo Parroco: una grande manifestazione d’affetto venne tributata a Padre Teodoro per salutare il suo rientro in Pegli che riconobbe in Lui un martire, oltreché il pastore della parrocchia di San Martino. Fu davvero un trionfo: c’era veramente tutta la popolazione. In testa al corteo c’erano le bandiere seguite da tutti gli iscritti (e non erano pochi) alle associazioni parrocchiali, la confraternita, il clero e tutti i parroci viciniori. All’arrivo in chiesa si levò altissimo il canto del TE DEUM intonato dal priore “Giuanin” così forte come non fu mai più sentito.

Ma la salute del padre Teodoro andava, col passare dei giorni, sempre più peggiorando finchè morì il 26 agosto del 1945 alle ore 20.

La notizia della sua morte gettò nello sconforto quanti lo conobbero e apprezzarono, sia pur per un breve periodo, le sua alte qualità morali e religiose nonchè il suo paterno affetto. Durante la messa funebre celebrata dall’Abate Cartoni all’inizio dell’omelia egli invitò tutta l’assemblea a recitare il Padre Nostro. Arrivato alla frase “Sia fatta la Tua volontà” scoppiò in lacrime e scusandosi disse: “Come fa un padre a non piangere per la perdita di un figlio e di un tanto figlio!”

Da allora i pegliesi hanno la consapevolezza che in Paradiso c’è un santo e un martire in più, un loro protettore. La gente semplice lo pregava e lo prega tutt’ora ed invoca la sua intercessione per ogni necessità. Ed in Lui spera e confida.

Fonti bibliografiche e fotografiche

Materiale raccolto e fornito da:
Padre C. Traverso,
A. Sacco,
G. Corni.

Beato Martino da Pegli
Cristoforo Bonavino
Aldo Cestino
Padre Teodoro Ciarafoni
Fabrizio De André
Papa Benedetto XV°
Istanbul e Benedetto XV°
la nascita di Benedetto XV°
Marchesa Clelia Durazzo
Mario Emanuelli
Alberto Lupo
Gino Paoli
Teologo Giuseppe Parodi
Armando Piaggio
Enrico Piaggio
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Piaggio, cenni storici
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