www.pegli.com | storiaPadre Teodoro CiarafoniParroco

Era nato il 21 gennaio 1908 a Rotondo di Monterosso in provincia di Ancona, un paesino sdraiato su una delle mille colline marchigiane dai panorami infiniti.

A soli 16 anni, il 5 ottobre 1924, emetteva la professione monastica, quella solenne nel 1929, e diventava sacerdote il 14 giugno 1930.

Quando arrivò a Pegli, Padre Teodoro proveniva da Casalbordino di Chieti dove era stato prima parroco ed in seguito Superiore della casa benedettina, nelle cui vicinanze sorge il principale santuario mariano d’Abruzzo, la Madonna dei Miracoli.

 

Padre Ciarafoni giunse dunque nel febbraio 1943 presso la parrocchia di San Martino. Fece l’ingresso senza trionfalismi e con molta passione si dedicò subito indistintamente alla cura dei suoi figli. Ma erano tempi duri e il regime poliziesco non lasciava spazio neppure agli impegni pastorali: tutto veniva sottoposto a controllo.

Dal registro di Cronaca del Monastero Benedettino di Sant’Andrea di Cornigliano risulta che il lunedì 30 ottobre 1944 due guardie si presentarono al parroco, lo invitarono a seguirli in questura e lo trattennero in carcere. Precedentemente quelle guardie avevano frugato in parrocchia alla ricerca di armi persino dentro il tabernacolo. Ma lo scopo principale dell’incursione era la ricerca di eventuali partigiani nascosti. L’esito fu negativo ma, nonostante ciò, il padre fu trattenuto circa un mese nei sotterranei della questura.

Sabato 25 novembre 1944 il parroco è stato rilasciato ma con l’obbligo di rimanere fuori Genova per tutta la durata della guerra. Pertanto si stabilì a Masone. Era fisicamente a pezzi. Le percosse e i maltrattamenti in carcere gli avevano minato i polmoni. I confratelli che si trovavano a Masone, rifugiati dal novembre 1942 grazie agli aiuti della marchesa Pallavicini presso l’ex convento, gli diedero tutto il sostegno e l’aiuto che fu loro possibile. Padre Teodoro rimase a Masone fino al febbraio 1945, poi si rese necessario il ricovero all’ospedale di Sestri Ponente, dove incurante del proprio precario stato di salute, si adoperava all’assistenza dei feriti.

Intanto continuavano le persecuzioni, ma si avvicinavano anche i giorni della liberazione. Una persona che lo aveva denunciato e aveva provocato il suo arresto, presa dagli scrupoli, tentò il suicidio lanciandosi dalla finestra di casa. Ricoverata in gravissime condizioni rivelò i motivi del suo gesto, chiedendo di poter vedere Padre Teodoro che arrivò appena in tempo per confessare e perdonare la povera donna che dopo poco morì.

Il 13 maggio 1945 il parroco faceva ritorno a Pegli nella sua parrocchia. L’ingresso trionfale che non aveva voluto nel marzo 1943 quando era stato nominato parroco, questa volta glielo decretò l’intera popolazione di Pegli che con spontanea organizzazione lo accolse in un vero tripudio di folla.

L’esile figura del padre, vittima della brutale violenza, era già vista come quella di un martire, e non solo dai suoi parrocchiani. Però il suo fisico era ormai compromesso. L’Abate lo spinse a passare un periodo di soggiorno al paese natio, Monterosso, per tentare di salvarlo. Era la fine di luglio 1945. Ma poco dopo l’arrivo dovette essere ricoverato. Lo spirito forte del monaco tenne vivo quel corpo fiaccato dalla violenza umana ancora per un mese, poi lo abbandonò per raggiungere la pace eterna del Signore. Lo assistette la mamma Maria fino all’ultimo. Quando spirò erano le ore 20 del 26 agosto 1945. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, il ricordo nella comunità parrocchiale di San Martino e tra la gente di Pegli è tutt’ora vivo e forte.

 

www.pegli.com | storiaLettera alle giovani di ACNovembre - Dicembre 1944

 

(lettera non datata ma presumibilmente scritta dall’Ospedale dopo il suo arresto – fine novembre/dicembre dell’anno 1944)

Care Figliole

 

Speravo di tornare presto in Parrocchia, invece, per ora, non è possibile neppure per un solo giorno. Pazienza. Il Signore così vuole; sia fatta la sua volontà!

 

Prossimi ormai alla festa dell’Immacolata, che è particolarmente la vostra festa, e spero sia il giorno del vostro tesseramento, ho pensato di inviarvi queste poche righe perché vi rechino il mio saluto di Padre ed una parola di conforto e di incitamento al bene.

 

Ricordate; tutto ciò che è accaduto lo ha permesso il Signore per il mio bene e credo anche per il bene della Parrocchia. Il Signore con me è stato tanto, tanto buono e misericordioso; io ho imparato ad amarlo più in 24 giorni di carcere che forse non in anni di ministero sacerdotale. Inoltre questa prova, questa forzata lontananza dalla Parrocchia, non ha fatto altro che affezionarmi alle anime che il Signore mi ha affidato, specialmente a quelle che mi sono state più vicine nel mio ministero parrocchiale e che con me hanno condiviso e gioie e dolori. E’ soprattutto ora che sento il distacco dai miei cari parrocchiani e mai ho pregato tanto per loro come ora che ne sono lontano.

 

Ebbene, voi che avete pregato tanto per me e mi avete dimostrato tanto affetto, dovete darmene la prova soprattutto ora, mediante una vita più fervorosa. Vi ripeto ciò che vi dissi sabato scorso, in Ufficio Parrocchiale, quando veniste a salutarmi: desidero che ognuna di voi, al mio ritorno, possa dirmi: “Padre sono riuscita di diventare più buona; a vincermi di più nei miei difetti predominanti”. Sarà il regalo più bello che al mio ritorno in Parrocchia potrete farmi.

Durante il giorno, particolarmente nella S. Messa, prego tanto il Signore perché vi illumini, vi conforti e vi dia la grazia di perseverare nel bene. Sappiate essere docili alla grazia e più generose con il Signore anche se qualche volta vi domanda qualche piccolo sacrificio.

 

La vostra vita deve essere di una rettitudine, di una bontà e di una purezza singolare. Deve potersi notare la differenza tra voi e quelle che non appartengono all’A.C.; non per voler fare le singolari, ma perché la vostra luce, come dice il Signore, così risplenda innanzi agli uomini, che tutti veggano le vostre buone opere e non solo ne glorifichino Iddio ma sieno attratti ad imitarvi. L’esemplare luminoso della vostra vita l’avete nella Vergine Immacolata. Tre virtù dovete soprattutto meditare ed imitare nella Madonna l’umiltà, la carità, la purità. Sono tre virtù che si compendiano a vicenda: una vale le altre. Dovete farne oggetto della vostra meditazione durante questi giorni e sforzarvi poi di acquistarle. Procurate di volervi bene, di aiutarvi vicendevolmente e pregare tanto per la Chiesa e per la Patria.

 

Vi raccomando di non nutrire alcun odio o desiderio di vendetta verso coloro che mi hanno dato questo dolore; anzi promettetemi di pregare per loro.

 

Saluto e benedico di cuore tutte, effettive, aspiranti, beniamine e piccolissime; voi e le vostre famiglie. Raccomandatemi al Signore e credetemi affez.mo in Gesù Cristo

 

P. Teodoro Ciarafoni O.s.B

 

www.pegli.com | storiaLettera alle effettive19 dicembre 1944

 

(Lettera datata 27 Marzo 1945 indirizzata alla Presidente di A.C.)

Carissime

 

Oltremodo gradita mi è giunta la vostra cara lettera che, a nome di tutte, mi ha inviato la Presidente. Vi ringrazio vivamente degli auguri che mi avete fatto pervenire e che ricambio ripieni delle sovrabbondanti benedizioni di Gesù Bambino per voi e per tutti i vostri cari. Grato vi sono anche delle preghiere che avete fatto e fate per me, mi sforzerò di ricambiare nel mio possibile tanta vostra carità e di rendermene degno. Grande gioia soprattutto mi ha recata la notizia che l’Associazione si è svegliata; che tutte siete animate ora da buona volontà; più puntuali e costanti alle adunanze; più volenterose e pronte al sacrificio. Tutte le opere di Dio si attuano per la trafila del dolore e forse il Signore voleva da me questo piccolo sacrificio, questa umiliazione per il vostro bene e per il bene anche mio. Ringraziamolo e sforziamoci di essere perseveranti.

 

Ricordatevi che io attendo molto da voi per il bene della Parrocchia. La salvezza per la Chiesa e per la Patria può venire e deve venire da voi, dalla donna, che o è angelo o è demonio, imprimetevelo bene nella mente; una via di mezzo non esiste.

Comprendo le vostre lotte, le vostre difficoltà e sono il primo a compatirle, ma non per approvare il male ma per aiutarvi a saper reagire ed andare contro corrente.

 

Nella imminenza delle feste natalizie meditate ed approfondite nel vostro animo i grandi insegnamenti che Gesù Bambino ci dà nel presepio. L’amore infinito per l’umanità decaduta (per noi di A.C. è stata vera predilezione) che lo ha spinto a rendersi uomo, povero, sofferente, sconosciuto bambino. Il suo grande spirito di umiltà, di nascondimento e soprattutto di penitenza, che tanto spesso è in contrasto con il nostro orgoglio, col nostro amor proprio, con la nostra mania di contentare in tutto e per tutto i nostri sensi.

 

Non che voglia fare di tutte voi delle suore, no, ma delle buone mamme di famiglia, capaci di guardare in fronte la realtà della vita, che non è una corsa al piacere, ma una palestra in cui si deve imparare a lottare ed a vincere per ricevere da Dio la meritata corona.

 

Vi benedico della più ampia benedizione, voi ed i vostri cari e vi rinnovo i più sinceri auguri di grazia e di gioia nel Signore. Pregate per me. Il vostro Parroco

 

P. Teodoro O.s.B