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Villa Durazzo Pallavicini - quadro storico:
descrizione del contesto storico.

contenuti in formato alternativo per ipo e non vedenti
1. home page  -  2. istruzioni  -  3. quadro storico  -  4. localizzazione  -  5. cenni storici
6. contesto urbano  -  7. ingresso al complesso  -  8. organizzazione del parco
9. parco 1/3  -  10. parco 2/3  -  11. parco 3/3  -  12. conservazione
13. "i luoghi del cuore" F.A.I.  -  14. Gio Battista Grimaldi  -  15. Ignazio A. Pallavicini
16. Clelia Durazzo  -  17. Michele Canzio  -  18. bibliografia  -  19. visite  -  20. contatti
21. fotografie notturne

Quadro storico

Il complesso di Villa Durazzo Pallavicini fu realizzato sul finire del 1800, a cavallo del XVIII° e XIX° secolo, un periodo caratterizzato da grandi trasformazioni sociali dettate dal progresso tecnologico e dallo sviluppo economico. Ricalcando il percorso dell'industrializzazione, dall'Inghilterra all'Europa Centrale sino al Nord America, le trasformazioni territoriali investirono le città in via di esplosivo sviluppo abbattendosi sulla vicina campagna fagocitata dalle periferie in rapida espansione.

L'industrializzazione e l'urbanizzazione causarono la crisi ambientale capace di stravolgere l'equilibrio uomo-natura. Alcune comunità modello tentarono di opporsi al crescente degrado paesistico inglese capace di estendersi attraverso la ferrovia anche in aree lontane dalle città. Riprendendo i tentativi del periodo illuministico, i giardini pubblici sembrarono uno strumento correttivo per la realtà urbana affamata di elementi indispensabili alla vivibilità soprattutto nelle periferie dormitorio.

Se l'iniziale reazione della comunità artistica fu di ammirazione, quasi che pittori e letterati fossero entusiasti testimoni del progresso tecnologico, la degenerazione industriale portò gli stessi a maturare osservazioni e giudizi critici.

Anche l'aspetto architettonico, dominato da un neoclassicismo imperante ormai imposto quasi come linguaggio espressivo formale e ufficiale, di parata, cercò nuove e contrastanti risposte nel cosiddetto romanticismo. Partendo nuovamente dall'Inghilterra, attraverso la Francia e la Germania, il nuovo stile si contrappose allo squallore industriale attraverso la riscoperta dei legami tra uomo e natura, cercando ispirazione in stili, epoche e luoghi geografici differenti. Dorico, egizio, gotico e altri stili diventarono elementi ispiratori del romanticismo. Se il progresso tecnologico portò all'inaridimento stilistico, il romanticismo cercò invece la fusione tra paesaggio ed architettura. L'uomo venne posto al centro del giardino romantico in contemplazione estetica della natura, possibilmente selvaggia, quasi alla ricerca del paradiso perduto. Il contributo architettonico divenne essenziale, omogeneamente integrato con l'ambiente dominante, magari in condizioni di voluta fatiscenza. Giochi chiaroscurali divennero elementi della progettazione del giardino romantico. Castelli diroccati, mulini, baracche, granai e rovine, si trasformarono in elementi scenografici di finti paesaggi rurali. Lo squallore industriale venne combattuto con la ricerca del naturale e del sublime. Gilpiu e Price, nella progettazione dei giardini, consigliarono: l'abbandono delle simmetrie e della regolarità, la trasformazione dei prati in terreni accidentati, l'uso di querce in luogo delle aiuole e la trasformazione dei sentieri in percorsi irregolari. Il paesaggio doveva divenire rozzo, quindi pittoresco. Il giardino paesistico diventò pittura del paesaggio.


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