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Villa Durazzo Pallavicini - parco 1/3:
descrizione del parco.

contenuti in formato alternativo per ipo e non vedenti
1. home page  -  2. istruzioni  -  3. quadro storico  -  4. localizzazione  -  5. cenni storici
6. contesto urbano  -  7. ingresso al complesso  -  8. organizzazione del parco
9. parco 1/3  -  10. parco 2/3  -  11. parco 3/3  -  12. conservazione
13. "i luoghi del cuore" F.A.I.  -  14. Gio Battista Grimaldi  -  15. Ignazio A. Pallavicini
16. Clelia Durazzo  -  17. Michele Canzio  -  18. bibliografia  -  19. visite  -  20. contatti
21. fotografie notturne

Parco

Nel viale gotico, all'ombra di una fitta e coprente boscaglia, partendo da una tribuna neogotica posta a lato della chiesa parrocchiale di San Martino, si raggiunge rettilineamente la Coffée-House.

tribuna gotica Come da dietro un sipario, l'edificio compare all'improvviso attraverso i rami inclinati degli elci. Si sviluppa su due livelli, il superiore risulta terrazzato su tutto il perimetro. Al piano alto, in esterni, si possono notare quattro colonne in finto marmo con capitello corinzio, ringhiere ornate in ghisa, due statue ospitate in altrettante nicchie e una ricca volta cassettonata. Analoga architettura decorativa caratterizza il lato posteriore della struttura. Le quattro statue dello scultore Carlo Rubatto rappresentano: Leda, Pomona, Ebe e Flora. Il piano superiore, oggi raggiungibile abitualmente solo da un ponticello laterale, originariamente veniva raggiunto da una scaletta interna accessibile dal fianco della galleria che attraversa il pianterreno. Un'iscrizione[1] dedicata alla Regina Maria Teresa e al Principe Eugenio di Carignano, rammenta la visita dei reali in occasione dell'inaugurazione nel 1846. Sono ancora osservabili i bassorilievi, autunno e primavera, del Cevasco.

Coffée House Coffée House

Gli interni della Coffée-House[2], liberamente ispirati agli affreschi pompeiani raffiguranti figure femminili abbigliate con delicate tuniche sono opera del Canzio "in figura" del Danielli mentre gli stucchi sono attribuiti al Centenaro. Ai quattro angoli dell'ambiente si potevano ammirare altrettanti vasi in stile etrusco. Al centro del vano, su di un tavolo, veniva un tempo servita agli ospiti la cioccolata usando tazze e servizi decorati ad imitazione dello stile pompeiano.

Al moderno visitatore è ormai solo consentito attraversare il corridoio con archi che trapassa la Coffée-House per affacciarsi sul proseguo del viale.

Coffée House Coffée House

L'angusto e buio ambiente di passaggio accresce nell'osservatore la sensazione di affacciarsi su di un grande Viale Classico. Lo sguardo viene quindi attratto dal piccolo ma pur sempre imponente arco di trionfo in ordine composito che chiude la visuale a fondo viale. Una piazzetta arricchita da una bassa fontana circolare con zampillo centrale interrompe lo svolgimento del breve viale, non più lungo di 90 m. Una sapiente collocazione della piazza gioca con l'occhio dell'osservatore lasciando invece credere allo stesso una maggiore lunghezza. Una doppia fila di vasi con agrumi accompagnava un tempo il visitatore attraverso il ghiaioso tragitto.

Arco di Trionfo Arco di Trionfo

Nell'arco di trionfo posto a fondo viale, tra le quattro colonne in ordine composito, l'osservatore può notare due statue raffiguranti l'Abbondanza e la Letizia realizzate dal Cevasco. Alcuni geni intenti a spargere fiori sui passanti impreziosiscono l'opera. Un'iscrizione posta in sommità all'arco, sormontata dallo stemma familiare coronato e sorretto da ninfe, invita il visitatore ad abbandonare le grandezze terrene preferendo la quiete e la semplicità della campagna.

Arco di Trionfo

L'arco rappresenta probabilmente l'architettura che meglio interpreta la visione teatrale e scenografica del parco. Il visitatore attraversando l'arco a tutto sesto dalla volta cassettonata, viene idealmente proiettato in un altro luogo: il Romitaggio[3]. Superato l'arco, l'osservatore nota un ambiente agreste immerso nella boscaglia e limitato, a breve distanza, da un capanno di campagna. Il visitatore disorientato dal repentino mutamento d'ambiente, certamente non trova conforto tornando sui propri passi. Lo smarrimento viene addirittura accresciuto dalla magica trasformazione dell'urbano arco di trionfo in semplice abitazione di campagna dalla muratura irregolare e dalla rustica copertura.

casa rustica capanno

Giardino Tropicale Una volta abbandonata la vita cittadina il visitatore si addentra nella campagna incolta attraversando il capanno e risalendo i tortuosi sentieri della collina. Il percorso principale prevede, al bivio, di svoltare a destra verso il cosiddetto giardino tropicale ed il belvedere.

Se il giardino tropicale accoglie ancor rare piante, il belvedere ha oggi perso il suo panorama affacciandosi su di un'area di recente edificazione. Sopravvivono invece le secolari sughere poste a far ombra ad alcune sedute.

Uno stretto sentiero prosegue dolcemente sui fianchi della collina inoltrandosi in un fitto boschetto di camelie[4] alcune delle quali di remota provenienza. L'ambiente risulta molto suggestivo nel periodo della fioritura ma anche durante la successiva sfioritura, quando i fiori, che cadono per intero, creano un compatto tappeto di colore rosso, bianco e fucsia.

giostra camelie

La salita attraverso i sentieri del parco proseguiva verso il piazzale dei giochi oggi purtroppo chiuso al pubblico e inutilizzabile per il rovinoso abbandono delle strutture ludiche in ferro. La giostra in ferro[5] era costituita da un anello e quattro sedute mosse a mano da un addetto. Poco distante, un'altra giostra semovente raffigurava cavalli per uomini e carrozze per le donne. Il meccanismo e l'addetto della seconda giostra risultavano però celati alla vista perché nascosti in una buca coperta da un cespuglio. Attraversando un fitto boschetto di variegate specie (pini, lauri, agrifogli e corbezzoli) il sentiero girava intorno alla collina sino ad incontrare un capanno di campagna con lunghe sedute perimetrali che invitavano il visitatore al riposo.

Molto rilassante risulta la successiva tappa al laghetto sulle cui sponde spiccano una magnolia, una cascatella, una piccola barca ed un ponticello in legno. Un successivo capanno vicino ad una sorta di piccola cascata dalle limpidissime acque concludeva il percorso del parco dedicato alla spensieratezza e alla semplicità della vita agreste.


Note

[1] - Il moderno visitatore del parco ormai accede al piano superiore solo al termine della visita percorrendo il vialetto di ritorno decontestualizzando così l’architettura dall’originale significato previsto.

[2] - La mancanza di una guida e di un’adeguata segnalazione non permette al visitatore di apprezzare il messaggio trasmesso attraverso l’Arco di Trionfo. La mancanza di una traduzione dal latino ne limita ulteriormente la comprensione.

[3] - Anche in quest’occasione, la mancanza di un accompagnatore non permette al visitatore di apprezzare il “passaggio”. L’osservatore comunemente scambia la nuova ambientazione per semplice mancata manutenzione.

[4] - Talvolta, in occasione della fioritura, il parco viene aperto gratuitamente al pubblico per poter ammirare il viale delle camelie. Parallelamente una mostra di singoli fiori recisi mette in esposizione vari esemplari alcuni dei quali rari o poco comuni.

[5] - La giostra in ferro risulta essere seriamente danneggiata forse addirittura in modo irreparabile.


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