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Villa Durazzo Pallavicini - parco 2/3:
descrizione del parco.

contenuti in formato alternativo per ipo e non vedenti
1. home page  -  2. istruzioni  -  3. quadro storico  -  4. localizzazione  -  5. cenni storici
6. contesto urbano  -  7. ingresso al complesso  -  8. organizzazione del parco
9. parco 1/3  -  10. parco 2/3  -  11. parco 3/3  -  12. conservazione
13. "i luoghi del cuore" F.A.I.  -  14. Gio Battista Grimaldi  -  15. Ignazio A. Pallavicini
16. Clelia Durazzo  -  17. Michele Canzio  -  18. bibliografia  -  19. visite  -  20. contatti
21. fotografie notturne

Parco

Edicola della Madonna In un angolo remoto del parco risulta collocata una cappella gotica in mattoni dedicata alla Madonna. Due colonne tortili sorreggono l'arco acuto della nicchia coperta da un tetto a capanna. Attraverso un cancelletto ligneo si scorgeva la raffigurazione pittorica della Vergine opera di Giuseppe Isola. Una targa marmorea riporta le parole dell'Arcangelo Gabriele: "Ave Maria".

Dal lato opposto, in lontananza, era possibile scorgere i resti di un antico castelluccio diroccato dalle fattezze medioevali. Il precario stato di conservazione doveva volutamente trarre in inganno il visitatore lasciandogli credere di esser conseguenza di un assedio. La realtà era ed è ben diversa essendo in realtà un effetto voluto a camuffare un semplice edificio colonico[6] integrandolo così, solo visivamente, nella scenografia del parco.

Il percorso proseguiva verso il punto più alto facendo però tappa in un ultimo capanno a pianta quadrata con lunghe sedute per permettere al visitatore di sostare e riposare.

Castello del Capitano Sulla vetta del parco trova collocazione l'antico castello. Come per il precedente castelluccio, l'aspetto antico e medioevaleggiante è in realtà solo apparente per poterlo inserire nella racconto del parco. Il prospetto principale appariva, già in origine, parzialmente nascosto da una fitta vegetazione.

L'edificio, dovendo offrire la sensazione di essere un'opera difensiva, venne realizzato con forme piuttosto tozze e compatte suggerendo all'osservatore forza e solidità. L'impianto del castello appare di forma quadrata e di altezza non trascurabile terminante con un terrazzamento perimetralmente cinto da merlatura guelfa. Anche la centrale torre cilindrica che si innalza al di sopra del bastione è munita alla sommità di un merlatura ghibellina lungo tutto il perimetro.

Mentre il precedente castelluccio risultava essere esterno al percorso del parco, e quindi non visitabile, l'antico castello era accessibile al pubblico. L'attuale degrado dell'edificio e di tutta la parte alta del parco impedisce l'avvicinamento e l'ingresso dei visitatori alla struttura.

Un ponte levatoio[7], stereotipo del castello medioevale, conduceva ad una porta sormontata da un arco a sesto acuto. Attraversata la soglia, il visitatore poteva accedere ad una sala circolare, sviluppata su gran parte della superficie dell'edificio, con volta a sesto acuto e membrature. Otto piccoli ambienti[8] di servizio circondano la stanza centrale. Tre dei quattro vani più ampi simulano le funzioni di: armeria, cucina e servizi igienici. L'ultima stanza ospita invece la scala d'accesso al piano superiore. La poca luce filtrante dalle finestrelle con vetrature colorate unita alle tinte brune dei finti mattoni delle pareti e della volta, suggerivano all'osservatore la sensazione di essere entrati in un castello feudale. Anche l'arredamento degli interni, oggi scomparso, contribuiva a giocare con l'ambientazione temporale del castello. Erano visibili: seggioloni in cuoio con borchie in ottone, trofei, elmi, corazze, bracciali, gambali in ferro, lance e spade arrugginite dal tempo.

La scala a chiocciola collocata nell'apposito vano scale permetteva al visitatore di accedere alla terrazza superiore attraverso la quale si poteva raggiungere l'ambiente circolare voltato a cupola semicircolare e ricavato all'interno della torre. Questo vano, dalle dimensioni ridotte rispetto alla sottostante sala, era probabilmente decorata con maggiore cura e raffinatezza ricorrendo a tinte blu e oro. Oltre alle fini mosaicature a pavimento ed alle altre decorazioni a parete, spiccavano un tempo le ricercate vetrate sapientemente scelte al fine di poter offrire vivaci effetti cromatici a chi si fosse soffermato ad ammirare il panorama costiero attraverso gli otto finestroni perimetrali. "Torrenti di fuoco" e "luci dorate" erano i temi dominanti rispetto alle tinte riscontrabili quali: verde, azzurro, violetto e argento.

Una seconda scala a chiocciola, posta questa volta in posizione esterna, conduceva il visitatore alla sommità della torretta al centro della quale spicca un'alta asta destinata a sorreggere la bandiera del castello. Il supporto metallico serviva anche da parafulmine per l'edificio.

Tomba del Capitano Poco più in basso del castello, all'interno di un boschetto romantico, si apre uno spiazzo di sepoltura monumentale. La prima e più appariscente tra le finte sepolture[9] era destinata ad accogliere i resti del capitano del castello, del duce supremo. Un basamento quadrato e gradonato innalza un'urna funeraria decorata con fregi, bassorilievi ed un ritratto del capitano. I resti del condottiero, presumibilmente caduto eroicamente in battaglia, sono protetti da una sorta di baldacchino gotico sorretto da quattro colonne marmoree poste agli angoli del basamento. Le rispettive aperture formate dalle colonne di sostegno vanno formando archi gotici dalle articolate forme trilobate. Uno stemma gentilizio impreziosisce il baldacchino che va terminando con un tronco di piramide ottagonale e quattro pinnacoli in corrispondenza delle sottostanti colonne di sostegno.

La memoria del condottiero, unita alla voluta rovina dei resti monumentali adiacenti inseriti in un gioco chiaroscurale ottenuto con le fronde del boschetto, conduceva il visitatore a meditare sulla caducità delle glorie terrene.

Una volta superata la scena storica dei fatti d'armi e della memoria, il visitatore percorrendo una rapida curva, doveva sottostare ad un vecchio castagno il cui tronco inclinato sovrastante il sentiero sembrava ricordare le antiche Forche Caudine.

L'osservatore che, superando l'arborea penitenza, si dovesse volgere sui suoi passi, noterebbe una distanza dal castello forse eccessiva rispetto al reale cammino svolto. Tale effetto era però da attribuirsi al concorso di più effetti visivi. In primo luogo, lungo l'articolato cammino, tra alberi e strutture architettoniche, molti elementi si frappongono tra l'osservatore ed il castello. In secondo luogo, lo stesso castello, offre ora il suo prospetto meno illuminato e quindi meno definito.

Come già accaduto al passaggio attraverso l'Arco di Trionfo, anche in questa occasione il visitatore veniva posto davanti ad un perentorio cambiamento di scena. Nella nuova trasformazione, l'osservatore doveva passare dall'ambientazione del castello medioevale alla imprevedibile visione di una capanna cinese immersa nel verde (edificio forse distrutto).

ingresso alle grotte Il cammino proseguiva ancora verso l'ingresso alle buie grotte[10], realizzate artificialmente ma con materiale autentico di remota provenienza. L'occhio andava adattandosi alla scarsa luminosità dell'ambiente sino a che il visitatore non veniva condotto sulle rive del Lago Grande. Giochi chiaroscurali, penombre e scintillii sulle calme acque rafforzavano la sensazione di sollievo per il visitatore finalmente accompagnato all'uscita delle cupe caverne.

Un tempo le grotte erano agibili nell'interezza del loro percorso ed all'uscita i visitatori venivano trasportati sulle limpide acque del Lago Grande per mezzo di un agile barchino adatto ai rapidi cambiamenti di rotta necessari.


Note

[6] - L’edificio risulta essere ancora utilizzato come abitazione.

[7] - Del ponte levatoio risultano essere sopravvissuti solo pochi elementi strutturali.

[8] - Gli ambienti risultano gravemente compromessi dal vandalismo.

[9] - L’area delle sepolture risulta essere stata lambita dalle fiamme durante l’ultimo devastante incendio del 2005.

[10] - Gran parte del percorso delle grotte risulta oggi chiuso perché ritenuto pericolante. Il materiale roccioso volto a simulare l’origine naturale delle grotte è indicato come autentico e ricollocato appositamente nelle gallerie artificiali della villa.


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