Prendendo spunto dall’articolo da “la Repubblica” del 21 giugno 2009, si apprende come nella ricerca della tanto attesa soluzione alla questione della delocalizzazione del petrolchimico di Multedo in Pegli sia stato compiuto un passo, e solo uno, in avanti.

L’intenzione da parte delle autorità locali sembrerebbe chiara ed indirizzata verso lo spostamento in altro sito.

Proprio su questo punto, sul quale non è mai stata fatta esplicita chiarezza, la questione si complica. Basandosi sui “si dice” riportati dalla stampa locale si evince che i siti individuati sarebbero fondamentalmente due: un’isola artificiale al largo della diga foranea davanti a Cornigliano oppure, dentro alla diga foranea davanti a Pegli Lido.

Il “destino” vuole, sempre secondo i “si dice”, che proprio la soluzione pegliese sia quella preferita. C’è di che rimaner interdetti da queste voci. Sorge il dubbio che sia frutto di una scarsa conoscenza del territorio amministrato o di una deliberata scelta ispirata alla tecnica del “divide et impera”.

Non si può credere che conoscendo il territorio si possa formulare una proposta così sconcertante che ricollochi un’attività “scomoda”, come il petrolchimico, all’interno dello stesso ambito territoriale della stessa comunità pegliese. Oltre alla vicinanza del possibile impianto alle abitazioni di Pegli Lido, non bisogna dimenticare che la zona è già gravata dalla servitù del VTE e che sull’area insiste il progetto per un porticciolo turistico proprio volto a fermare il degrado conseguente all’espansione del porto container. Un’iniziativa così sconsiderata porrebbe fine ad ogni progetto e speranza di riqualificazione dell’area.

Sorge a questo punto il sospetto del “divide et impera”. Una soluzione del genere sembra proprio mirata a creare discordie interne alla comunità pegliese per dividerla e non adottare, in concreto, nessuna soluzione. Una parte della comunità spinge per allontanare il petrolchimico, un’altra parte si irrigidisce per non riceverla. Una tattica degna dell’Impero Romano in relazione ai barbari confinanti.

Ma i pegliesi non sono i barbari manovrati come marionette e Pegli non è neanche una lontano territorio di un impero colonialista da governare nel solo interesse della corona. Pegli ha una sua dignità, una storia che assieme al ponente genovese ci ha visto contribuire “obtorto collo” all’industrializzazione di Genova e della Nazione. Ha sacrificato il suo potenziale turistico per: l’industria, la cantieristica, il porto, l’aeroporto ed il petrolchimico. Le potenzialità turistiche erano persino superiori al levante genovese che ha invece goduto di quel rispetto sempre negato al ponente.

Semplicemente non è giusto che le attività scomode vengano sempre sistematicamente collocate a ponente. Non si può proporre il petrolchimico da Pegli a Pegli: ci si può sentire dileggiati. Non si può accettare una simile soluzione o porre la comunità pegliese davanti alla scelta tra Multedo e Lido. Il principio su cui basare la soluzione alla ricollocazione è semplice: ne a Multedo ne al Lido.

Non è una questione NIMBY: “non nel mio cortile”. È una questione di “non SEMPRE nel mio cortile”.