Nel 2004 Genova diventerà la capitale europea della cultura ed un ruolo di grande importanza, per la sua sceneggiatura teatrale ed i suggestivi elementi botanici da cui è composta, sarà rappresentato dalla Villa Durazzo Pallavicini di Pegli. Oltre l’estensione del parco con tutte le sue meravigliose composizioni, è rilevante osservare che il palazzo della villa è stato adibito dal Comune di Genova a sede del Museo Etnografico Ligure e del Museo Archeologico.

La Villa Pallavicini è stata una creazione dello scenografo teatrale del Carlo Felice, Michele Canzio, che su commissione del Marchese Ignazio Alessandro Pallavicini intorno alla metà del milleottocento, con grande dispendio di energie e denaro trasformò una collina impervia in un paradiso artificiale di rara bellezza.

Il programma scenico inventato dal Canzio si articola in tre tempi : il primo, una fuga romantica dalla città ( l’ Arco di Trionfo e il Caffè Etrusco ) verso la pace dei boschi ( la capanna rustica ) e della natura ( la sorgente e una piccola cascata ). Nel secondo tempo abbiamo un invito alla preghiera (la Cappelletta della Madonna) e le sanguinose lotte dell’uomo ( Castello col fossato e ponte levatoio, la Tomba del Capitano ed il cimitero degli Eroi ).Nel terzo tempo, infine, abbiamo la purificazione che avviene nel Lago Grande confortato dal ricordo di civiltà lontane ( Pagoda Cinese, Tempio di Diana e Flora, Chiosco Turco, Obelisco Egizio ecc. ). Con questo breve e doveroso prologo ho voluto descrivere il percorso minimo che un visitatore munito di biglietto e con una miniguida tascabile deve attendersi dalla visita da effettuare nel parco.

Chi scrive è un cittadino pegliese, quasi cinquantenne, che ha visitato la Villa Pallavicini più volte ed in diversi periodi della sua vita e che colleziona con passione dilettantistica cartoline di Pegli.

Purtroppo sono note le recenti vicissitudini del parco che ha subito negli ultimi tre decenni gravi danni derivati all’inizio dalla costruzione della galleria dell’autostrada ed in seguito da una situazione di progressivo e generale abbandono. I lavori di restauro compiuti in occasione delle Colombiane ed in successivi tamponamenti di situazioni emergenti non sono riusciti a riportare il complesso ad una situazione del tutto dignitosa.

Incuriosito dal cartello che esclude la parte settentrionale del parco dalla visita, decido comunque di verificare le condizioni di questo settore importante della villa che coincide totalmente con il secondo tempo del percorso scenografico che ho descritto precedentemente. A questo punto mi rendo conto che se la parte visitabile presenta segni di decadimento e necessita di alcuni interventi conservativi, la parte nord è alla mercè della vegetazione ormai cresciuta in maniera incontrollata ed è stata oggetto di vandalismi ( facilitati dal muro confinante con la Villa Doria che in alcuni punti è fatiscente e scavalcabile agevolmente ).

Per dare ulteriore fondatezza alla mia criticità espressa sulle tristi condizioni della villa, allego alcune fotografie che ho scattato durante la mia recente visita e che paragono con alcune cartoline in mio possesso nella speranza che chi è preposto alla salvaguardia di questo importantissimo bene culturale sia sensibilizzato e ne garantisca l’imprescindibile recupero. fine

E. Perazzo