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Villa Durazzo Pallavicini:
conferenza per nuovo
giardino botanico sottolineatura

conferenza

Sabato 21 aprile, a pochi giorni dalla conferma di Villa Durazzo Pallavicini quale candidato tra i dieci parchi più belli d'Italia, l'Associazione Culturale "La Maona" ha organizzato e moderato una conferenza incentrata sulla promozione di un comitato per la realizzazione di un giardino botanico di livello internazionale all'interno della stessa villa Pallavicini e di villa Doria. Un progetto unitario definito come potenziale traino per la riqualificazione dell'intero ponente genovese attraverso la creazione di un centro di eccellenza. Un'iniziativa la cui finanziabilità sarebbe legata all'uso di parte dei fondi ricavabili dalla "mobilizzazione dell'area retrostante l'Albergo dei Poveri, oggi nella disponibilità del Comune".

Per fornire la sponda alla proposta del nuovo orto botanico, nell'introduzione alla conferenza è stato rapidamente analizzato il passato industriale del ponente genovese e la potenziale rinascita turistica della città a partire dai fondi colombiani paventando l'odierno rischio di uno stop per la carenza dei fondi pubblici.

Già nell'intervento del direttore de "La Maona" Franco Monteverde è stato posto l'accento sulla specializzazione del complesso nel campo della florovivaistica e sulla necessità di promuovere la fondazione di un comitato capace di concentrare i soggetti più adatti ad appoggiare il progetto.

Con il presidente del municipio Ponente Mauro Avvenente è stata introdotta la disamina dell'attuale stato conservativo delle ville del pegliesi: dalla riqualificazione con i fondi delle colombiane al mancato rispetto dei minimi standard manutentivi, dall'impegno delle associazioni locali nella promozione di una fondazione (giunto quasi all'emanazione di un bando) sino all'attuale momento di incertezza. L'intervento si è concluso con comunicazioni relative all'avanzamento dei lavori relativi al laghetto dell'Alessi in Villa Doria e dubbi riguardanti la possibilità di trasferire i vivai attualmente presenti in centro città nell'attuale collocazione pegliese.

Nel successivo contributo, il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa per non correre il rischio di perdere il tempo ed il lavoro svolto da circa un anno alludendo proprio al percorso intrapreso dalle associazioni pegliesi con il comune. Ha inoltre portato a paragone "La Marina" a Sestri Ponente quale esempio di attività sostitutiva delle precedenti ormai dismesse. Il sindaco ha proseguito indicando l'esempio organizzativo e gestionale di villa Serra di Comago contestualizzando però il caso specifico pegliese all'interno di un ponente allargato e quindi di un sistema delle ville più ampio.

Dall'arch. Silvana Ghigino responsabile dei progetti di restauro è giunto un contributo chiarificatore sulla storia del parco e del progetto turistico pegliese del marchese Ignazio Pallavicini che prevedeva uno stretto rapporto tra parco, albergo e stazione. Al contributo storico è seguita la richiesta di chiarezza circa il progetto florovivaistico considerato non applicabile ad un contesto come Villa Durazzo Pallavicini senza snaturarne l'originale disegno. L'arch. Ghigino ha evidenziato come il parco sia un elemento unico in Europa, che l'orto botanico costituisca l'esempio più piccolo e grazioso in Italia e di conseguenza il complesso necessiti di un semplice restauro che non modifichi il progetto del Canzio.

Anche il presidente dell'ass. Amici dei Musei e delle Ville Antonio Marani ha manifestato interesse per l'estensione territoriale dell'ambito delle ville ma ha sottolineato come il parco di Villa Durazzo Pallavicini sia percepito alla stregua di un museo dalla comunità pegliese. Proprio sulla questione museale è poi intervenuto in difesa del Museo Navale in Villa Centurione Doria alla cui rinuncia si era fatto appello in un precedente scambio di battute. Il presidente Marani ha quindi evidenziato come il patrimonio culturale pegliese abbia proprio nei due musei (archeologico e navale) due punti irrinunciabili.

Anche tra gli uditori, la sig.ra Margherita Conrad Galbo per l'ass. Peglflora ha manifestato qualche dubbio sulla natura del legame tra florovivaistica e parco di villa Pallavicini a cui è seguita una replica del sindaco circa la ricerca di una specificità da legare a Pegli e sulla conseguente possibilità di creare nuove opportunità di lavoro.

Anche l'imprenditore ed esperto nel campo della florovivaistica Giovanni Robiglio ha espresso dubbi circa le capacità dimensionali del parco per ospitare quanto ipotizzato. Ha quindi suggerito il coinvolgimento di competenze professionali e la necessità di attirare nuovo pubblico.

Agli architetti autori dello studio è toccato il compito di rasserenare gli animi chiarendo come il progetto stia in realtà muovendo i primi passi e che si tratti ancora di semplici ipotesi indicando anche aree a monte del parco. Gli interessati sono stati quindi sollecitati a creare un sistema per attrarre ed incentivare il turismo a Pegli.

conferenza

L'arch. Fabio Calvi, direttore di villa Serra di Comago, in merito alla possibilità di insediare un giardino florovivaistico in un'area esterna all'attuale orto botanico ha manifestato alcune perplessità legate al clima locale della val Varenna non adatto a tipologie botaniche forse troppo delicate. Ha quindi insistito sulla necessità della pubblicità al "prodotto" una volta terminati i restauri.

Purtroppo l'uscita anticipata del sindaco ha fatto mancare la presenza del comune in qualità di attore principale: proprietà ed amministrazione pubblica locale responsabile del bene sotto l'aspetto gestionale e per l'indirizzo futuro. Certamente l'attuale fase di passaggio non avrebbe permesso l'assunzione di impegni per il futuro per conto terzi ma qualche domanda sulle strategie gestionali e comunicative seguite dal comune nel recente passato sarebbe stata opportuna soprattutto se posta in relazione con le ipotesi future.

Le ipotesi progettuali sul sistema delle ville allargato al ponente e la necessità di pubblicizzare il "prodotto", non hanno però sciolto i dubbi sulla possibilità che le mancanze del passato vengano proiettate nel futuro. Un parco tra i parchi, senza una chiara catena di comando, rischia come oggi di non offrire un riferimento al pubblico ma soprattutto agli operatori turistici e ai professionisti esterni. Una gestione finanziaria indistinta dalle altre realtà locali probabilmente comporterebbe una suddivisione interna dei fondi, in negativo, non proporzionata al reale fabbisogno del parco. L'attuale frammentazione delle competenze gestionali, all'apparenza piuttosto fluide, e la rinuncia alla comunicazione e alla pubblicità, praticamente demandate nel quotidiano alla buona volontà dei volenterosi, non può perdurare nell'ottica del rilancio di Villa Durazzo Pallavicini.

Ben vengano proposte innovative sotto l'aspetto gestionale prestando attenzione alle professionalità necessarie alla sopravvivenza del parco e senza confondere la pubblicità delle ville del ponente con la gestione unica all'interno di un macro-ente difficilmente gestibile senza ripetere gli errori del passato. fine

Ghe.Ra.

 
 


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