“Eh! Chi siete? Cosa portate? Si ma quanti siete? Un fiorino! Un fiorino.. Questa citazione tratta dal film “Non ci resta che piangere”, ricorda quella sorta di mantra ironicamente ripetuto in modo ossessivo dal doganiere ai protagonisti Troisi e Benigni. Purtroppo la comicità del film sembra aver ispirato le strategie del trasporto pubblico genovese.

La nuova tariffazione del trasporto pubblico entrata in vigore lunedì 14 giugno 2010 assesta un brutto colpo alla fruibilità del servizio NaveBus. Un prezzo assurdo per la corsa singola, elevato addirittura a tre euro, scaraventa fuori mercato il battello per tutti gli utenti occasionali e per i turisti eccezion fatta per gli abbonati. Un costo di per sé già alto per la sola andata, diviene eccessivo se si considera il ritorno a sei euro. Esorbitante il costo per una famiglia “tipo” di quattro persone che volesse usare il mezzo per visitare ad esempio la Villa Pallavicini in Pegli. Ventiquattro euro senza contare i biglietti d’ingresso al parco, al giardino botanico e ai musei. Un considerevole ostacolo ad ogni velleità turistica pegliese. Un insopportabile rincaro per l’utenza incostante o non giornaliera. Grande è il dubbio che il NaveBus possa sopravvivere al probabile calo d’utenza.

Ad aggravare la situazione, che già manifesta uno scarsissimo interesse per i problemi della mobilità del ponente, si aggiungono altre decisioni certamente inopportune. Mentre da un lato si rincara il servizio per il ponente, l’unico qualitativamente decente offerto da AMT, si provvede a scontare il biglietto per la metropolitana e addirittura regalare il parcheggio per i bagnanti di Corso Italia. Tutte scelte che premiano ancora una volta il centro proprio mentre si affossa un servizio che, se ben pubblicizzato ed organizzato, avrebbe potuto alleggerire notevolmente il traffico del ponente.

La questione mobilità urbana, per quanto riguarda Genova ma soprattutto la periferia, và peggiorando seguendo strategie che paiono più punitive che migliorative. L’uso dell’auto privata è ormai diventato un lusso insostenibile per chi dalla periferia deve recarsi in centro pagando due euro all’ora per il posteggio più il biglietto autostradale. Il servizio autobus risulta oggettivamente scadente sotto l’aspetto qualitativo e quantitativo. Il mancato rispetto della frequenza delle corse è ormai la regola. La pulizia dei mezzi è piuttosto scadente. Il rapporto costo/durata del biglietto è eccessivo. L’uso dello slang da borgata negli avvisi (“lasciare il posto è troppo fiero!“) è patetico. In alcuni mezzi, i posti a sedere rialzati riservati agli anziani e a chi ha difficoltà motorie paiono piuttosto disagevoli. Invece di migliorare il servizio pubblico, negli anni, si è preferito punire gli utilizzatori dei mezzi privati. Invece di promuovere il trasporto pubblico, si è preferito rincararlo colpendo con forza proprio quei servizi rivolti alla periferia. Si è dato spazio a servizi alternativi inapplicabili al problema della mobilità pendolare. Purtroppo il servizio di trasporto pubblico sembra sempre meno orientato a sopperire le necessità dell’utenza.