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Comitato per la Difesa di Pegli e del suo Territorio Su richiesta del "Comitato per la Difesa di Pegli e del suo Territorio" inserisco on line la seguente lettera ...

lettera ... progetto Piano sottolineatura

Comitato per la Difesa di Pegli e del suo Territorio
Il Ponentino
Circolo Sopranzi
Associazione Croce del Sud
Associazione Rinascita di Pegli
Associazione Pegli Flora
Lions Club Pegli
Circolo A.R.C.I. Messina

Genova, 22 ottobre 2004

... omissis ...

oggetto: progetto dell'architetto Piano per il porto e la città di Genova

           Nel dare atto alle Amministrazioni che se ne sono fatte carico e all'architetto Renzo Piano che ne è l'autore, di un'apertura al dialogo che si auspica possa far crescere il livello della partecipazione alle scelte in ordine allo sviluppo del Porto e della Città, queste Associazioni aderiscono di buon grado all'invito di codesta Autorità, di produrre le loro osservazioni in merito all'oggetto.

           Un'avvertenza, in premessa: ancorchè, incentrate su Pegli, le nostre osservazioni cercano di sfuggire a logiche miopi e localistiche, e di attingere a visioni di più ampio respiro, in accordo con lo spirito del progetto Piano.

           Veniamo al merito.

           Nonostante le notevoli trasformazioni del dopoguerra, Pegli conserva ancora rilevanti caratteri di pregio (l'affaccio a mare, con la passeggiata, i musei e le ville, uno straordinario retroterra ecc.) che è nostra preoccupazione salvaguardare e valorizzare. Ogni prospettiva in tal senso è però minacciata dall'incombere di pesanti fattori di rischio e degrado: da una parte (levante) il porto petroli con il polo petrolchimico di Multedo, dall'altra (ponente) il porto commerciale di Pra'-Voltri.

           A ponente, un argine al degrado sarà rappresentato dal nuovo porto turistico, da noi fortemente voluto. A questo riguardo precisiamo di essere assolutamente favorevoli alla formula del porto privato, quando questo garantisca l'apertura al pubblico di spazi pedonali, verdi e relative strutture (passeggiata ecc.) ma al tempo stesso contrari a interventi di eccessivo impatto, tali da pregiudicare la libera e aperta fruibilità del fronte a mare. Senza voler entrare nel merito di scelte che non ci competono, riguardo alla soluzione progettuale da assumersi riteniamo necessario privilegiare un criterio di assoluta e rigorosa salvaguardia degli equilibri paesistico-ambientali, di particolare pregio - lo ricordiamo - nella zona del Risveglio.

           A levante (Multedo), il discorso è anche più complesso. E' vero infatti che il progetto Piano segue in qualche modo all'impegno del sindaco Pericu di perseguire, d'intesa con Porto e Regione, lo spostamento del porto petroli e del polo petrolchimico, adattando lo specchio acqueo e la banchina a usi civili (nautica da diporto ecc.) in coerenza con le nostre rivendicazioni, ma la localizzazione individuata in testa all'attuale pista aeroportuale, se da un lato risolve un problema altri ne crea, determinando inaccettabili ripercussioni su Pegli in termini di impatto ambientale (sotto il profilo paesistico, ecologico e della sicurezza). Ad aggravare ulteriormente il quadro, la trasformazione dell'attuale pista aeroportuale in porto-containers (con il contestuale spostamento a mare dell'aeroporto) porterebbe alla non rosea prospettiva di uno scenario ingombro di containers a immediato ridosso di Pegli e Multedo: qualcosa di molto simile, in definitiva, a Pra', dove la famigerata "fascia di rispetto" non fa più di tanto argine al brutale impatto del porto-containers. In definitiva, il prezzo che Pegli pagherebbe per lo spostamento del porto petroli (mentre incerta è la nuova localizzazione del petrolchimico) è da noi ritenuto troppo alto e sproporzionato al risultato.

           Ciò premesso, formuliamo qualche ulteriore considerazione in senso propositivo. Partiamo da un indirizzo di fondo, che è un po' alla base del progetto Piano: la conquista di nuovi spazi portuali a mare, in alternativa ad un'espansione "orizzontale" che appare per molti versi preclusa. Forse, ci permettiamo di osservare, un'opzione del genere - "geniale" è stato detto, ma anche radicale come spesso sono le idee degli architetti - deve sottostare a qualche verifica, calandosi nella realtà e facendo i conti con le risorse disponibili, da un lato e con le istanze e le aspettative, dall'altro, non solo dei soggetti economici (portuali e non) ma più in generale della comunità cittadina. In questo senso l'"affresco" di Renzo Piano mostra un po' la corda ed anche se tutti pubblicamente osannano, molti in privato criticano ed ironizzano. C'è per esempio chi sostiene - non irragionevolmente - che l'aeroporto vada sì spostato, ma oltregiogo. Noi non abbiamo le competenze necessarie per entrare nel merito, se non da un punto di vista oggettivamente parziale (che è quello su esposto) ma legittimo e non meno importante di altri nel dibattito che il progetto Piano solleva a tutto vantaggio della Città.

           Ma anche al di là del progetto e dell'occasione che suscita, sempre su Multedo teniamo a ribadire l'assoluta e urgente necessità di allontanare definitivamente il petrolchimico. Imporre la chiusura, offrendo alternative in termini di riconversione industriale? Imporre lo spostamento (dove? Entro quali termini? A quali condizioni?). Le indicazioni del progetto Piano, nel merito sono francamente vaghe e indefinite: occorre un impegno forte e serio (che finora è mancato) delle Amministrazioni.

           Sulle aree delle ex Fonderie abbiamo preso atto dell'impegno del Sindaco, che si è detto pronto a rivedere il P.U.C. accantonando definitivamente la sciagurata ipotesi del distretto portuale alimentare che (al contrario di quanto avvenuto a Fiumara) avrebbe consegnato al porto una risorsa strategica per la riqualificazione urbana. Non riteniamo che in tal modo si penalizzi il porto, anzi. Con l'allontanamento del porto petroli e la cancellazione del distripark alimentare si tratta solo di restituire alla città un fronte d'acqua obiettivamente non più funzionale alla produttività portuale. Che potrà farsene il porto di qualche centinaio di metri di banchina stretta tra Pegli e i cantieri di Sestri, del tutto avulsa dal resto, priva di aree a terra e fortemente carente di collegamenti infrastrutturali?

           Va bene dunque la previsione del progetto Piano, di riconversione ad usi civili del porto petroli (anche se andrà rivista, per i motivi su esposti, l'ipotesi di localizzazione in testa alla pista aeroportuale), va bene, andando oltre e dettagliando meglio, la previsione di strutture ricettive, portualità turistica (base nautica con cantieristica minore ed ev. sede dello Yacht Club Italiano), porto peschereccio, residenza, servizi, aree verdi. Ma tutto questo riguarda una prospettiva futura, se non futuribile certo molto in là nel tempo. Al contrario, per indirizzare un processo necessariamente di lungo termine, a breve proponiamo che si traguardi la riconversione dei moli e delle banchine di ponente (in fase di dismissione per la programmata contrazione dello scalo petrolifero) a polo della pesca, comprendente il mercato del pesce e un approdo per pescherecci (che Renzo Piano colloca invece a Voltri).

           Per restare al tema, negli ultimi anni si sono prospettate diverse ipotesi circa la localizzazione del nuovo mercato del pesce. Si è parlato - a proposito e a sproposito - di Bolzaneto e di altre soluzioni - tutte sistematicamente lontane dal mare e dalla banchina. Anche l'ipotesi più recente - che sino a ieri sembrava cosa fatta, basata sulla previsione di una sede da ricavarsi sotto il ponte elicoidale - si uniformava a questo criterio. Ma a parte l'evidente inadeguatezza di una tale soluzione, palesemente di corto respiro, stanti le previsioni di piano che coinvolgono la zona in una radicale trasformazione (tunnel sub-portuale, riforma della viabilità di accesso al porto e all'autostrada ecc.), occorre ribadire una verità fondamentale, che è la seguente: se per certi versi il mercato può anche stare lontano dal mare, visto che gran parte del pescato arriva per via aerea o su gomma, per altri versi è innegabile (lo confermano senza esitazione gli operatori) che la collocazione in banchina, in collegamento con lo scalo specialistico adeguatamente attrezzato, costituirebbe un importante fattore di incentivazione del settore o meglio, della componente produttiva di un settore che non vive di solo commercio. Un mercato in banchina, adiacente ad un porto peschereccio, sarebbe in grado di concentrare su Genova la flotta attualmente dispersa e precariamente servita da scali non attrezzati, incentivando ed esaltando un potenziale produttivo in oggi mortificato e depresso a causa di gravi carenze strutturali e logistiche. Naturalmente da una tale sinergia trarrebbe a sua volta vantaggio la componente commerciale, che potrebbe finalmente avvalersi di una grande ed efficiente struttura in grado di realizzare le necessarie economie di scala e di indurre significative ricadute, in definitiva, sull'economia complessiva della città e della regione.

           Ringraziamo dell'attenzione e restando a disposizione per ogni eventuale approfondimento inviamo distinti saluti.

Per le Associazioni in epigrafe

il Presidente del Comitato per la Difesa di Pegli
(Prof. Arch. Paolo Cevini)

 
 


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