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Requiem per un cantiere navale
[mittente: Sandro Emanuelli]
Oggi, non appena ho appresa la notizia, sono rimasto di ghiaccio: 2500 famiglie per strada, vogliono
chiudere il Cantiere Navale di Sestri Ponente!
Anche se ormai vivo lontano da anni, il "Cantiere", così era conosciuto, non il "Cantiere Ansaldo" nè il
"Cantiere Fincantieri", è rimasto una delle pietre miliari della mia giovinezza e della mia educazione. E'
sempre stato per me una seconda casa, il posto dove lavorava papà, dove, finita la guerra, la mamma mi
portava a vedere i vari, poi crescendo, papà mi mostrava i diversi reparti, mi spiegava come nasceva una
nave. Il mio primo impegno lavorativo è stato in Cantiere, in una società che costruiva, in appalto, tutto
l'impianto di condizionamento della "Michelangelo", lo splendido transatlantico.
Mio padre lavorò in Cantiere per ben 40 anni: fu assunto nel 1929, subito dopo il congedo dal servizio
militare in Marina, nei sommergibili, a Monfalcone ed entrò con la qualifica di aiuto-tracciatore. Il
tracciatore era l'operaio che con il gesso, su un pavimento scuro, disegnava le parti delle navi; questi
disegni servivano poi a costruire in legno le seste, ossia i modelli in legno su cui venivano poi adattate le
lamiere che componevano lo scafo della nave.
Papà fece una carriera abbastanza rapida, era un gran lavoratore, divenne presto tracciatore, poi fu
promosso disegnatore, ricordo che nel periodo della guerra, durante la quale fu ferito e ne ricavò il cranio
scoperchiato; questo successe mentre era in servizio nell'UNPA (la protezione antiaerea), dove il suo
compito era di assicurarsi che tutti fossero a riparo nei rifugi. Quella volta perse tempo a salvare dei
ritardatari e una bomba al fosforo, di razza britannica, gli scoppiò poco distante. La mamma ha conservato
per tutta la vita quel vestito nero da impiegato, tutto perforato e bruciato dal fosforo. Infine passò alla
segreteria di cui divenne responsabile per molti anni. Si occupava di logistica, di organizzazione, di
protocollo, di rapporti con le società armatrici, un lavoro vario e interessante, che fu molto stimolante per
me e per le mie decisioni.
L'ufficio di papà aveva una porta comunicante col quello del Direttore, ricordo con piacere l'ing. Bandettini,
un grande personaggio, che abitava a Multedo vicino a mia zia e aveva i figli della mia età; poi l'ing.
Cristofori, una figura autorevole, il primo che scoprì il mio amore per il mare, l'ing. Boero, che poi andò a
dirigere il CETENA. Ne ricordo anche altri, che hanno lasciato solo lievi tracce nei miei ricordi. Papà mi
raccontava che il Direttore teneva nel cassetto della scrivania una pistola: se il varo fosse andato male si
sarebbe ucciso per il disonore. Come succede oggi....
Il Cantiere aveva un suo reparto di marinai, che si occupavano dei lavori prettamente nautici, come
intrecciare gomene d'ormeggio, impiombature (il sistema usato per impedire ai cappi e agli anelli di corda
di scorrere), nei primi anni dell'Istituto Nautico mio padre mi mandava due pomeriggi alla settimana a
lavorare con loro, alla fine io solo lavoravo e tutti loro m'insegnavano, al comando del nostromo Tanese,
nato a Torre del Greco, in Campania ma che si sforzava a parlare il dialetto genovese che risultava un
idioma sconosciuto, però poi mi facevano bere un sorso di acqua e anice dal "pirron"..... Quando le navi
nuove facevano le prove di navigazione, il reparto si trasferiva a bordo al comando del Contrammiraglio
Beretta, Capitano d'Armamento del Cantiere.
Per combinazione, l'Amm. Beretta, uno spezzino, comandava i sommergibili nell'Alto Adriatico ed era stato
comandante di mio padre a militare, dato che papà era molto vispo, l'Ammiraglio una volta mi raccontò che
l'aveva messo in galera perchè si era venduto la divisa di rispetto! Questa gentilissima persona veniva
sempre a pranzo a casa nostra, era innamorato della cucina di mia mamma, ed è stato il mio maestro di
navigazione pratica. Con lui ho imparato a usare il sestante, carteggiare (tracciare la rotta sulla carta
nautica), stare al timone ed anche al radar. Ricordo che le prime volte che mi faceva stare al timone, dopo
un certo periodo di tempo mi portava nella sala nautica e mi faceva vedere il grafico del registratore di
rotta, sembrava l'andatura di un ubriaco!
Tra gli innumerevoli ricordi che riempiono la mia memoria, uno desta in me speciali sensazioni: durante le
prove a tutta forza della "Leonardo da Vinci", avevo 21 anni, eravamo al largo della base misurata di
Portofino, me ne stavo giocherellando al radar, quando ho avvistato un segnale all'orizzonte che si stava
avvicinando ad alta velocità, circa 35 nodi, ho avvisato immediatamente l'Ammiraglio che controllò e mi
disse che era il caccia "San Marco", in quell'epoca la nave più importante. Mi fu detto di chiamare il
nostromo e alcuni marinai per andare sul ponte più alto per fare il saluto alla bandiera: noi eravamo
l'ammiraglia della flotta mercantile e il caccia era l'ammiraglia di quella militare. Andammo sul ponte: due
marinai alle drizze della bandiera e gli altri schierati, col nostromo che curava la regia, io stavo davanti, in
qualità di allievo ufficiale. Il caccia arrivò a tutta forza, l'equipaggio schierato in coperta, virò dietro la
nostra poppa, avevo paura che si rovesciasse, si affiancò e i marinai ci salutarono a voce, abbassando e
alzando la bandiera; restituimmo il saluto allo stesso modo....non ci crederete, ma mentre scrivo, ricordo e
mi si riempiono gli occhi di lacrime per il pathos del momento. Poi il caccia si allontanò sulla rotta verso La
Spezia.
Qualche anno dopo, ero sulla "Michelangelo" al momento del varo, un'altra grande emozione.
Grandi navi passeggeri, bellissime, arredate dai più grandi architetti italiani, la prima fu il "Rex" che vinse il
Nastro Azzurro per la traversata più veloce tra l'Europa e gli Stati Uniti; mio padre mi raccontò che
dovettero abbattere il muro di cinta del Cantiere per costruirla perchè era troppo lunga.
Il Cantiere ha collezionato altri primati: le prime navi metaniere per il trasporto refrigerato: le 4 cisterne
erano di alluminio spesso ed erano saldate con un sistema TIG (ad arco sommerso) allora sconosciuto in
Europa.
Su una serie di navi sovietiche ho avuto modo di conoscere da vicino i marinai e tecnici russi, con tanto di
Commissario Politico; tutto il mondo girava intorno al Cantiere, si scomodavano persino i Presidenti della
Repubblica per dare importanza all'industria cantieristica italiana.
Avrei ancora moltissime cose da raccontare: episodi importanti e meno, esperienze uniche, ma ora mi
fermo.
Questa notizia mi ha veramente sconvolto, mi auguro che tutti quelli che hanno giurisdizione e potere
decisionale in materia, si facciano un esame di coscienza, non si possono mettere sulla strada 2500 famiglie
e 200 anni di storia d'Italia.
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