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Progetto Piano,
lezione svizzera e altro sottolineatura

Domenica 19 giugno "Il Secolo XIX" ha pubblicato un articolo dal titolo "Piano deluso da Genova 'impari dagli svizzeri' ".

Abitualmente su questo sito evito di intervenire in argomenti di attualità in modo semplicemente polemico ma mi sforzo di inserire considerazioni concrete o almeno minimamente tecniche.

Per la prima volta e spero ultima, in risposta alla lezioncina di vita rivolta ai genovesi dall'arch. Renzo Piano, progettista del waterfront, sospenderò la linea guida del sito che mi sono imposto.

Più volte, su vari articoli di differenti quotidiani, è stato affermato che il progetto Piano ha

"...
l'obiettivo di stabilire un rapporto tra la città e il mare: non solo il Ponente troppo a lungo sottomesso alle esigenze dello sviluppo portuale e dunque da risarcire, ma anche il Levante, la Foce.

... ".

Già dalla prima versione del progetto, mi sono domandato se effettivamente l'arch. Piano creda a questa affermazione. Non comprendo, e non solo io, di quale risarcimento si stia parlando. Tutti gli elementi degradanti la costa di Genova restano a Ponente anzi, il progetto peggiora ulteriormente le condizioni di Pegli. Il cosiddetto affresco non crea soluzioni per il ponente ma per il porto e le sue attività economiche. Ancora una volta viene confermata la precedenza agli interessi portuali rispetto ai quartieri come se Genova fosse solo un abitato al servizio del porto.

"...
la teoria secondo cui certe cose non si possono fare' I riempimenti, trasferimento futuro delle riparazioni navali e dei servizi, il nuovo aeroporto il porto in linea per sveltire e favorire nuovi traffici. E' una delle prime cose che aveva detto quando erano state sollevate obiezioni, e oggi le ribadisce: 'se qualcuno vi dice che non si può fare, non credetegli. Come si può pensare che non siano realizzabili i riempimenti in porto a Genova, quando in Giappone, è stato possibile realizzare un'isola artificiale per l'aeroporto di Kansai?'

... ".

Queste affermazioni mi lasciano interdetto, nessuno ha affermato che non si possono fare ma che non le si vogliono fare.

A mio giudizio, il progetto waterfront se per alcuni aspetti non migliora il Ponente, per altri lo peggiora addirittura e non lo si può spacciare per risarcimento.

Confrontare l'atteggiamento svizzero verso il museo progettato da Renzo Piano con quello di Genova verso il waterfront è inaccettabile. Il progetto genovese è molto più ampio e coinvolge buona parte della città. Il paragone non regge.

Se la lezione elvetica è accettare tutti i progetti di Renzo Piano, pali dei filobus compresi, senza muovere critica alcuna, sono ben felice di non averla capita.

Passando invece alla recente opinione espressa su "Il Secolo XIX" di sabato 25 giugno da Roberto Della Seta e Ermete Realacci (presidente e presidente onorario di Legambiente), vorrei evidenziare alcuni passaggi ...

"...
Non è importante in questa fase analizzare nel dettaglio i contenuti del waterfront. Conta di più sottolineare che quel grande affresco, come lo stesso Piano l'ha chiamato, ha almeno tre grandi pregi: esprime fiducia nel futuro; scommette sulla valorizzazione della principale vocazione economica, sociale, culturale di questa città; porta la firma di uno dei grandi ingegni italiani.

... ".

Sarebbe interessante sapere quando si potrà analizzare il progetto ed i suoi dettagli senza dover aspettare la fine dei lavori di costruzione. E poi, se il primo pregio è opinabile ed il terzo è per me di scarsa importanza, mi vorrei soffermare sul secondo pregio. Si può condividere la potenziale valorizzazione economica ma dov'è quella sociale e culturale?

"...
insistere con politiche urbanistiche di sistematica cementificazione di quel po' di waterfront genovese rimasto libero (il porto alla foce del Bisagno, il megaparcheggio da 3000 posti all'uscita dell'ipotizzato tunnel sottomarino) non è solo un danno per l'ambiente, è prima ancora una scelta miope per le prospettive di sviluppo della città. Quando un anno fa incontrammo Renzo Piano e lui ci raccontò questa idea del waterfront, restammo molto colpiti del suo ottimismo e della sua voglia di lavorare a Genova e per Genova, quasi ingenua per un uomo che da Parigi a New York a Berlino ha firmato alcune delle più grandi realizzazioni dell'architettura contemporanea

... ".

Certo che la cementificazione della costa ancora libera rappresenta un danno per l'ambiente, ma i Vostri esempi non contemplano il ponente. Pegli è già stata sacrificata moltissimo ed oggi rischia ancora. L'assedio deve continuare nell'indifferenza? Personalmente speravo in maggiore considerazione per il ponente. fine

Ghe.Ra.


commenti sottolineatura

Condivido in pieno le sue posizioni a proposito della lezione elvetica proposta a Genova da Renzo Piano. Ho letto che la sua politica non vorrebbe essere quella di fare interventi sul suo sito e quindi non so se e-mail di risposta saranno benvenute.

Comunque sia è assolutamente vero che l'impatto del centro Klee su Berna è niente in confronto all'impatto del water front su Genova. Quando faccio una gita sulle alture di Pegli e guardo il mare al di là di tutte le dighe, provo un po' rabbia e già un po' di rimpianto a pensarlo sostuito da un'immensa colata di cemento per un nuovo aeroporto.

Mi fermo qui: le sue parole sono già molto efficaci.

Grazie fine

A.L.

 
 


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