GheRa progettazione realizzazione gestione siti web

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Cordillera Blanca,
due pegliesi sulle ande
sottolineatura

Damiano Barbino, Giuseppe Gabbia, Edoardo Rixi

Cordillera Blanca Tutto è nato circa un anno fa. Con Damiano (Dam) ci stiamo arrampicando sulla famosa cresta Nadelgrat sopra alla cittadina di Saas Fee, nel Vallese. Uno scambio di battute, i miei ricordi delle scalate in Perù. "E' un po' come andare sulle alpi" - dico - "però tutto è più grande!!Il posto è selvaggio. I peruviani!?? Brava gente. A Huaraz c'è tutto, è la Chamonix delle Ande". Parliamo, arrampichiamo, sogniamo un avventura sicuramente più abbordabile dell'Himalaya. Cordillera Blanca I costi sono più contenuti e la logistica è più semplice. "OK" - mi dice - "devo vedere di organizzarmi con l'Ospedale. Ho gli esami di specialità ... guarda che se ad agosto prendo ferie poi andiamo ... non mi tiri mica il pacco??!". Passiamo l'autunno e l'inverno a fantasticare alternando le salite in quota alle arrampicate ed allo scialpinismo. Poi, ad inizio anno, a Cogne, su Flash estivo , con Fabrizio, Dam cade e si frattura un caviglia. "Non è che lo tiri tu il pacco?" - gli dico - "Non ti preoccupare che andiamo!". - Risponde -. Il tempo passa, ci organizziamo. Vogliamo una spedizione "leggera". Ho in mente a due o tre salite: Alpamayo, Huascaran e Chopicalqui. Penso siano l'ideale: ci possiamo muovere a piedi utilizzando la valle di Santa Cruz e mezzi di fortuna. Cordillera Blanca Partiamo in due? Ottimo, ma se uno sta male l'altro che fa? Cerchiamo un socio. Deve essere forte ma allo stesso tempo condividere un progetto già "preconfezionato", cosa quasi impossibile in un mondo alpinistico dove ognuno vuol dire la sua. Torniamo ad allenarci. Cosa c'è di meglio dello scialpinismo per recuperare l'uso della caviglia? In queste gite ci imbattiamo in Guiseppe Gabbia (alias Giugi). In verità era stato allievo della Figari ma, non lo avevo mai frequentato. Si dimostra ottimo sciatore e buon secondo di cordata. Cordillera Blanca Insieme l'11 maggio con gli sci saliamo il Dent d'Herens, la visibilità è vicina allo zero!! Poi il Gran Combin con discesa per il Corridor, quindi scaliamo la direttissima alla nord dell'Aguille de Chambeyron e la cresta Kuffner al Maudit. Siamo affiatati, è deciso, partiamo in tre. Mentre si avvicina la partenza ci imbattiamo in due iniziative che subito condividiamo. Un progetto, quello dell'alpinista Alberto Peruffo di Vicenza Cordillera Blanca che invita tutti gli alpinisti ad azioni dimostrative pro-Tibet accendendo fumogeni rossi sulle vette più famose del mondo e pubblicando poi tutto sul sito www.sadsmokymountains.net. Dell'altra iniziativa, più legata alla nostra città, ce ne parla Fabrizio Grasso: collegare la nostra spedizione ad una raccolta fondi per la Gigi Ghiotti nota associazione che si occupa dei malati terminali. L'idea ci entusiasma ed in pochi giorni Dam fa le cartoline e Giugi trova una tipografia "amica". Il 3 agosto Giugi parte per Lima, noi lo raggiungiamo il giorno dopo. Atterriamo con i nostri "barili blu" all'aeroporto Jorge Chavéz, sono le 20.45. Alle 22.00 ci aspetta la corriera per percorrere i circa 300 km che separano la capitale da Huaraz. Cordillera Blanca Inizia così la nostra maratona che in pochi giorni ci porterà su per le mulattiere della valle di Santa Cruz. Ma, incominciano i problemi. L'agenzia di trasporto, la Movil, non ci ha ritenuto valida la nostra prenotazione via internet! Siamo a piedi. Giugi minaccia di chiamare la polizia ... io, solito pessimista, mi vedo già passare la notte nelle galere locali. Passiamo un ora a saltare da una compagnia di trasporto all'altra senza perdere di vista i bagagli. (Lima è peggio di Napoli!) Alle 23.00 un italiano, che vive a Lima, ci indica un bus, è l'ultimo della notte! Corriamo. 35 soles a testa, non molto (circa 9 euro), saliamo. La compagnia si chiama Cavassa ... che siano genovesi?! Sono gli ultimi posti. Cordillera Blanca Giugi finisce sotto, in prima classe, io e Dam, in seconda. Passiamo la notte fra la puzza di pollo fritto e le litanie di un anziana donna che inspiegabilmente ad ogni scossone inizia a cantare ad alta voce "le lodi al Signore" ... forse conosce la strada? O il conducente? Litanie a parte dopo 7 ore di sobbalzi siamo a Huaraz a 3100 metri. Ci sistemiamo al Grand Hotel Cesar vicino alla Plaza de Armas. Posto pulito e tranquillo e ci hanno tenuto la prenotazione fatta via internet! Siamo distrutti, sentiamo la quota. Il tempo è incerto. Andiamo a fare la spesa e cerchiamo un agenzia per organizzare il trekking. In questa cittadina, culla dell'andinismo, ce ne sono molte. Ma le più servono per spennare i "turistas ed i merenderos".

L'Alamayo (m 5947) La diretta dei Francesi (diff. TD-)

Cordillera Blanca Il nostro viaggio intorno all'Alpamayo prevede almeno 8 giorni (diventeranno 10) fra trekking e scalata. Abbiamo bisogno di un arriero (conducente di asini) e di due o tre asini per l'attrezzatura. Il tempo instabile, viste le mie precedenti esperienze, mi fa protendere per l'affitto di tavolo, sedie e tenda mensa per il Base. Stare 8/10 giorni sotto la pioggia in un igloo non è certo piacevole e lo è ancor meno sopra i 4000! Finalmente troviamo una piccola agenzia che ci ispira: la Pukka trekking. La dirige un giovane studentessa di economia, Eva. Ci sembra affidabile ed economica. Cordillera Blanca L'indomani alle 7 e 30 due "carri" (Taxi) ci vengono a prendere in albergo; gli asini ci aspettano a Cashapampa, piccolo pueblo all'inizio della valle di Santa Cruz. Da qui, dopo l'Alpamayo ci accompagneranno sino a Vaqueria. Dove, siamo d'accordo con Eva, lasceremo gran parte della nostra attrezzatura ad un suo uomo di fiducia che la riporterà a Huaraz . Noi, prima di rientrare, proseguiremo, con mezzi di fortuna, fino a Yanama quindi al Chopicalqui.

Il primo giorno di cammino raggiungiamo dopo 5 ore Llamacorral a 3880 metri e piantiamo il nostro primo campo. Io patisco un po' la quota, Damiano diventa il fotografo ufficiale, Giugi pensa alla cucina. Secondo giorno. Proseguiamo, superiamo due lagune, la valle dell'Alpamayo e giungiamo a Quebrada Artizan. Qui, a quota 4350, vicino ad una grande masso strapiombante mettiamo il nostro campo. Vogliamo salire il Millisaraju, un 5500, per acclimatarci. Il Tempo è pessimo, nevica, si rompe il fornello a benzina. Mi diverto come un bimbo a costruire un forno artigianale con pietre, sterco e fango: Giugi mi guarda perplesso, Damiano, entusiasta, cerca la legna. Il forno và che è una meraviglia. Funziona meglio del gas! Il tempo non si rimette. Cordillera Blanca Alla fine, sconsolati cediamo. Ci accontentiamo di salite un 5150 (la Punta de Demanda) e dal figlio del nostro arrisero riusciamo a farci portare un nuovo fornello. Dobbiamo muoverci; partiamo per l'Alpamayo e con tre ore di cammino raggiungiamo il Base. Al campo, non molto distane da noi, c'è anche un tizio che in una baracca vende la "cerveza". Beviamo e facciamo il bucato. Ne ho bisogno. Un paio di giorni prima, scorazzando allegramente fra i prati, mi sono infilato in un mare di fango! Il giorno dopo: io vorrei partire per il campo I a 5400 metri, Giugi per il campo morena a 4900 , Dam ormai pensa solo alla vetta!! Il tempo resta incerto. Vince il morena, è l'idea più sensata. Cordillera Blanca Non siamo ancora acclimatati. Partiamo nel pomeriggio, arriviamo al campo morena prima del tramonto ed il giorno dopo procediamo per il campo I. Qui inizia ripido il ghiacciaio poi, incontriamo sul primo salto verticale, una "fissa", siamo gli ultimi ad usarla: alcuni portatori, scendendo, la tolgono. Evitiamo un "crepo" girando prima a destra poi a sinistra. Siamo al secondo salto, una quarantina di metri con tratti a 70-75°. Mi tolgo lo zaino. Faccio un tiro. Siamo sul colle a 5400, tira vento, pochi metri sotto piantiamo la tenda. A destra l'Alpamayo si staglia nell'azzurro del cielo, bellissimo!! Giornata fantastica. Sembra di vivere in una cartolina. Cena poi, a nanna. Alle 3 si parte. Scelta obbligata è la via diretta francese. Un po' più difficile dell' italiana, la "canaletta Ferrari", ma più sicura; specie dopo il crollo di parte della meringa sommitale che ha causato la morte di 8 alpinisti nel 2003. Cordillera Blanca Oggi la via italiana non viene più ripetuta. E' inutile essere nazionalisti - ci diciamo- la diretta francese è più sicura e porta diretta in vetta! Io e Damiano ci alterniamo alla guida della cordata, Giugi fa il "portatore" e "camalla" l'unico zaino. Superiamo la terminale senza problemi, poi tre tiri di neve quindi, il ghiaccio. La pendenza è sui 70-75° ogni tanto pianto una vite. L'ultima lunghezza è la più bella. Un muretto verticale di una decina di metri poi un traverso a destra, si cambia "canaletta", quindi su dritti per 20 metri e si è in vetta. E' la nostra prima, vera, salita assieme qui, in Perù. Foto di rito poi giù, si deve far presto! Scendiamo la parete con 8 doppie da 60 rinforzando qualche sosta con nuove abalakov ed con un chiodo trovato in via. Nelle soste ci arriva un po' di ghiaccio in testa. Sono le altre cordate che salgono. Peccato, la via è bellissima, mai difficile, ma troppo affollata!! conto almeno altre 6 cordate. Giugi mi guarda. - Ma che caz... fa quello la su? Gradina?- Siamo alla base della parete, risaliamo i circa 200 metri di dislivello che ci separano dal nostro campo. Ci ricordano il Bianco, quanto si torna alla Midì per prendere la funivia. Cordillera BlancaVa avanti Dam, è da un po' che sta friggendo. Siamo in vetta, emozionati. L'ultima salita, la più dura!! Qui però, mi viene fatto notare, funivie non ce ne sono e dobbiamo scendere a piedi. Sono altri 1200 metri di dislivello in discesa e due doppie con gli zaini da 20 kg. Arriviamo al Base alle 20 e 30, quando ormai è buio da tempo. Poco prima di arrivare ci viene incontro Senon, il nostro arrisero, che ha vigilato sulle nostre cose mentre eravamo in montagna. "Ho visto le frontali!Avete fatto la cumbre"? -Ci chiede- "Claro che si !! Todos los tres!?". Ci guarda, sorride. Giunti al Base sveglia quelli della baracca ed ecco materializzarsi 4 cerveza. Festeggiamo, mangiamo, dormiamo. "Domani tappa lunga - dice Senon -. 7 ore per Huaripampa". Poi, con altre 3 si arriva a Vaqueria qui lo salutiamo. Le nostre strade si dividono, al Chopi saremo soli.

Chopicalqui (m.6356 ) Cresta Sud-Ovest (diff. AD)
via H.Hoerlin,E.Shneider,P.Borchers,E.Hein del 1932

Cordillera Blanca Va avanti Dam, è da un po' che sta friggendo. Siamo in vetta, emozionati. Siamo partiti da Yanama alle 4 e 30 del mattino. Ci ha prelevato all'Andes Lodge Perù, dove abbiamo dormito, un "collectivos", una specie di minibus da dodici posti. Sopra però siamo stipati in 23 con tanto di: zaini, cariole, sacchi di patate, sementi e tutto quello che occorre per aprire un nuova fattoria. Dai 3000 metri di Yanama il collectivos, prima di scendere verso Yungay, si inerpica fino a Puertachuelo a 4769 metri. Strada polverosissima e piena di curve. Guida spericolata. La prima ora e mezza io e Giugi ce la ridiamo, Dam dorme. Poi la "carretera" inizia a scendere ed appaiono gruppi di lapidi ai bordi dei tornanti. Passa il sorriso, Giugi si fa serio. Alle 7 e 30 il pulmino, in una curva, si ferma. Cordillera Blanca "Chopicalqui Base camp" -dice il conducente - "los tres gringos"-. Scendiamo un po' sballottati ed iniziamo a camminare. Alle 8.00 siamo al Campo Base verso le 13 al campo Morena a quota 4850. Qui, ci fermiamo. Abbiamo deciso di scalare il Chopi in velocità, saltando Campo Base e Campo I. Siamo stanchi e domani abbiamo da fare 1550 metri di dislivello. Giugi si massaggia i piedi. Dubita di poter salire. Meglio mangiare, dopo si ragiona meglio. Dormiamo disturbati solo dai seracchi che cadono dalla Garganta dell'Huascaran. Partiamo alle 2 e velocemente, percorriamo i 200 metri di dislivello che ci separano dal ghiacciaio. Quindi ci leghiamo. Io in testa poi Giugi, ultimo Dam. Ci districhiamo fra le pieghe di ghiaccio. Superiamo "crepi" e ponti di neve poi la salita si fa più dolce. Poco dopo l'alba siamo al Campo I a quota 5600. Il posto non sembra per nulla invitante deve essere ventoso e scomodo! Incontriamo una cordata che scende velocemente ..per loro, oggi, niente vetta. Dopo il campo il pendio si fa più ripido, sui 35° poi, finalmente, le cresta est. E' un crestone ampio, che sale a gradoni: il primo a 5800 metri, poi a 6000 con 100-150 metri a 50°-55°; a 6200 l'ultimo strappo. Un traverso sotto i seracchi e attacchiamo una paretina verticale, un po' strapiombante. Pianto una staca ,Giugi mi fa sicura, salgo. Sembra un diedro ma non è ne di roccia ne di ghiaccio, è neve pressata! 10-15 metri, sono fuori!. Proseguo per tutta la lunghezza della corda. La pendenza ora non supera i 45°, faccio sosta. Dai Giugi , Dam salite! Tutto Ok! Ormai siamo a meno di un tiro di corda dalla vetta. Dico a Giugi di proseguire, sono stanco morto. Ho tirato tutta la salita, devo riposare. Siamo in vetta ma non si vede niente. Le nubi ci hanno raggiunto ed avvolto nel loro candore. Foto, gagliardetti e bandiera di Genova. Dam accende il fumogeno per il filmato pro-Tibet. Ci intossichiamo, sputiamo arancione...certo che quando dicono che gli alpinisti sono matti ... Scendiamo disarrampicando, poi con una doppia superiamo la terminale. Non si vede niente! Al campo I ci imbattiamo nei francesi saliti dal Morena. Ci guardiamo tutti e "tres" - Bene oggi siamo stati gli unici a salire in vetta - commentiamo soddisfatti. Giunti al Morena ci fermiamo e diamo fondo alle poche provviste. Domani ci aspetta la discesa al Base poi dobbiamo trovare un passaggio per Huaraz che dista due ore di macchina, quindi l'Huascaran ...

Huascaran sur (m.6768) parete Nord-Ovest Via della Garganta
Prima salita: H. Bernard, P. Borchers, E. Hein, H. Hoerlin, E. Schneider, 20 Luglio 1932

Siamo rientrati a Huaraz dopo la vetta del Chopicalqui. A rivederla dopo due settimane di trekking, salite e tenda, la città ci sembra una metropoli americana!! Salite due vette iniziamo ad essere stanchi sia fisicamente che psicologicamente ma abbiamo ancora un obiettivo nella testa: la vetta dell'Huascaran sur a 6768 metri.

Cordillera Blanca Il 19 Agosto siamo in paese, con l'intento di passare due giorni a mangiare e a riposarci ... purtroppo Dam sta male. Infatti inizia ad accusare un forte mal di stomaco che non gli consente di riposare. Prendiamo contatti con la Missione Don Bosco dell'Operazione Mato Grosso per avere un portatore per la salita, considerato anche il fatto che Giugi deve rientrare in Italia anticipatamente per motivi di lavoro...dispiace a tutti non poter fare tutti insieme l'ultima salita della nostra avventura. Il 21 partiamo tutti insieme con il nostro portatore, Julian, 24 anni, gran fiato in salita e l'intenzione di diventare negli anni seguenti una guida alpina locale! Arriviamo con il taxi dopo circa due ore di strade sterrate a 3500 m.; il nostro obiettivo della giornata è il rifugio Huascaran a quota 4650m. Il dislivello non è eccessivo però lo sviluppo è discreto ... si passa per colline verdi, boschi di eucalipti e, per comodo sentiero, si prende quota fino ad arrivare al rifugio. Gestito da ragazzi della missione Don Bosco, l'accoglienza è ottima (appena arrivati una bella tisana di foglie di coca), sembra quasi di essere in uno dei più accoglienti rifugi delle nostre Alpi! Mangiamo pasta e carne con patate, poi a dormire, con l'intenzione di partire il mattino dopo per il campo 2, posto a circa 6000m. Al mattino alle 4 sveglia ... Dam ha passato la notte insonne, gli è ritornato il mal di stomaco. Salutiamo Giugi che deve rientrare in giornata a Huaraz e decidiamo di partire lo stesso: io sto bene e Dam non se la sente di perdere un giorno al rifugio...il tempo del rientro stringe... Dam non è mai andato così piano in salita, ogni passo fa una fatica enorme. Ci fermano al Campo I circa a 5350m. e lo aspettiamo; appena arriva capisco (sono le 7:30 del mattino) che non riesce a proseguire, ha bisogno di riposare, bere e mangiare. Mi propone di mettere su la tenda e rimandare la salita al giorno successivo. Così facciamo. La giornata davanti è lunga, dormiamo, esce il sole e la tenda diventa un forno. ...L'Huascaran sur è sopra le nostre teste, ci sovrasta imponente con le sue seraccate, e la voglia di riuscire ad arrivare in vetta cresce... Andiamo a dormire avvolti nella nebbia con in testa dubbi e incertezze ... Cordillera Blanca Il mattino seguente è una giornata splendida; sveglia alle 5, stiamo bene, e alle 6:30 dopo aver smontato il campo si parte! Siamo insieme a Marcelo, fratello di Julian, rimasto con noi perché aveva problemi con un rampone così ha cambiato cordata mentre Julian è salito insieme ad un gruppo di italiani al campo 2 con una guida. Passiamo attraversato la zona seraccata della Caneleta, superiamo alcuni ponti di neve apparentemente non molto sicuri e facciamo alcune lunghezze protette su alcuni pendii più ripidi, costituiti da seracchi, da superare in piolet; superata quota 5800m il pendio diventa più facile e sicuro fino a circa quota 6000m del campo 2, situato sul colle della Garganta. Vi arriviamo alle 12, stiamo abbastanza bene anche se io non ho molto appetito. Alle 14 vediamo rientrare il gruppo di italiani insieme alla guida e a Julian, salito per la prima volta sulla vetta. Chiediamo impressioni sulla salita e sulle difficoltà...il percorso sembra piuttosto facile, l'unico dubbio sul rischio di perdere la traccia in caso di nebbia! Julian dice: " se volete domani vengo di nuovo in vetta su con voi?"; io e Dam ci guardiamo in faccia:"perché no, la salita e l'eventuale discesa nella nebbia potrebbe essere più agevole!!". Beviamo il solito thermos di foglie di coca... non sono sicuro degli effetti benefici sulla quota però ... Intanto nel pomeriggio inizia a nevicare, ci rintaniamo in tenda e ci riposiamo; dopo un pasto frugale andiamo a dormire circa alle 18. Dormo poco, sento la tensione della salita, e per di più continua a nevicare associato a raffiche di vento che si fanno sempre più frequenti ed intense! I dubbi sulla possibilità di salire il giorno successivo si fanno via via più concreti...ormai siamo ad un passo e rinunciare sarebbe un peccato... E' la notte tra il 23 e il 24: ci "svegliamo" alle 24, persiste il vento e si sente la neve sbattere contro la tenda. Senza neanche aprire la tenda pensiamo: "continua a nevicare, aspettiamo un'ora in tenda e poi decidiamo". Per scrupolo Dam apre uno spiraglio della tenda sopra la testa e inaspettatamente vedo le stelle ... c'è vento che tira ma non nevica!! Decidiamo di partire. Ci prepariamo nello stretto della tenda per evitare di uscire a prendere freddo, beviamo il thermos preparato la sera prima e usciamo! Appena mi metto in piedi mi assale un senso fortissimo di nausea e ho difficoltà a respirare. Non riesco a fare colazione...!! Ci prepariamo in silenzio, siamo pronti. Faccio un paio di riflessioni: dal campo alla vetta sono da 4 a 6 ore ma abbiamo poi da affrontare la canaleta e scendere fino a Huaraz camminando almeno per altre 10, il tempo per il ritorno stringe e non possiamo ritardare se no perdiamo il volo. Io vorrei salire ma penso a quelle 6 ore di salita che stando male potrebbero diventare 10 o più e questo non ce lo possiamo permettere. Mi fermo un attimo: "non me la sento, vi farei tornare indietro, andate voi". Dam mi guarda, lì per lì non sa cosa fare, ormai dopo 20 giorni a stretto contatto si crea un legame nella cordata molto forte e per di più salire senza conoscere il proprio compagno...poi, decide di andare, considerando anche il fatto che dal campo 2 alle vetta ci sono poche difficoltà e che Julian conosce già la strada. Ci abbracciamo e ci diamo appuntamento al ritorno. Mi rimetto a dormire e mi alzo verso le 8.30, gli altri italiani stanno smontando il campo e scendono. Inizio a stare meglio e rimpiango di non poter salire. Più volte ho pensato di provare a raggiungerli ma non ho ne una staca ne una piccozza poiché ho dato tutto a loro per farli progredire in maggior sicurezza. Mi sento in trappola. Sono solo e se succedesse qualcosa senza attrezzatura non riuscirei neppure a scendere al rifugio. Alle 11 non li vedo ancora nonostante che si avvicini pericolosamente l'ora x ossia il primo pomeriggio quando non è più sicuro scendere dalla montagna a causa dei massi di ghiaccio che si staccano e precipitano nella canaleta. Finalmente alle 12 li vedo, smonto il campo ed all'una iniziamo a scendere. Dam, che è fortemente provato dalla salita, mi dice che durante la notte hanno sbagliato strada e quindi ci hanno messo più del dovuto. Cerchiamo di far presto, mi carico tutto il possibile nello zaino per agevolargli la discesa. Nei passaggi più pericolosi scendiamo in doppia e poi, finalmente, su piano quindi la morena ed il rifugio. Ci aspetta una fresca Cerveza e un piatto di spaghetti!! Ma la giornata non è ancora finita. Fino a Musho la Discesa sembra interminabile,sono 3700 m. dalla vetta, 3000 m. dal campo 2....con lo zaino stracarico arrivo in fondo con le ginocchia a pezzi! Prendiamo un taxi, salutiamo Julian (che per la prima volta vedo affaticato) e alle 22 e 30 siamo in albergo. Finalmente doccia e poi a dormire, rivedendo a occhi aperti le bellissime giornate passate su queste tre cime della Cordillera, in ottima compagnia di Dam e Giugi, un'esperienza ed un ricordo che rimarrà sicuramente indelebile nelle nostre vite. fine

Edoardo Rixi

 
 


save the date


luglio
aggiornamento
save the date
[pdf] ...

 
 


cerca nel sito e nel web con google
primo piano
cartoline elettroniche
due minuti e mezzo
lettere e documenti

 
 


ilcaffaro.com
villapallavicini.info
Museo Virtuale Nino Besta
comitatodifesapegli.org
finallserramenti.com
archivio toponomastica ligure

 
 


G.S. Pegliese

 
 


from genova
to genoa
from Genova to Genoa
United States
Mexico
Guatemala
Colombia
Ecuador
Espana
Australia

 
 


where are you from? ... vuoi lasciare un segno del tuo passaggio? where are you from?
Samoa Americane
Macedonia
Corea del Sud
Estonia
El Salvador
Filippine
Niue

 
 


piccolo logo www.pegli.com

p.i. 03851470108

 
 


GheRa progettazione realizzazione gestione siti web

 

 


Valid HTML 4.01!

Valid CSS!