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[24 giugno 2007]
Appunti da Carloforte 24 giugno 2007
Oggi spira vento da ovest, cielo nuvoloso e mare leggermente mosso;
la vita qui nell'isola, cui ci si riferisce comunemente come "u paise"
oppure "Sacro Scoglio", è regolata dai venti. Gli occhi di tutti sono
sempre indirizzati verso le bandiere, quelle dei traghetti, o delle
barche o quelle della Guardia Costiera.
Si guarda anche in direzione di Porto Vesme, per verificare la direzione
del vento sulla base dei fumi delle fabbriche.
A volte sembra di essere in Inghilterra: non appena due s'incontrano si
parla del tempo, quando cambierà, cosa ci si aspetta. Tutti sono
attrezzati per ricevere le previsioni del tempo, logico d'altronde in
quanto siamo in un paese marinaro; il vento governa il mare e il mare
permette di lavorare.
Il maestrale è il vento più gettonato: porta tre giorni di bel tempo e
indirizza i tonni nelle reti, anche se le onde a volte non permettono di
varcare lo stretto tra l'isola Piana, nella zona nord di Carloforte e la
Sardegna e spesso i traghetti più grandi, il Vesta e il Sibilla, non
riescono a svolgere servizio a causa del forte vento che li fa
scarrocciare trasformando gli alti scafi in vele.
Non piove spesso, ma piove soprattutto di notte e viene giù una gran
quantità d'acqua, tanto da trasformare in pantani alcune strade di
campagna.
In questa stagione il clima è mite ed è molto piacevole starsene
all'aperto a farsi accarezzare dal vento. Qui la casa è il rifugio, dove si
tengono i ricordi, si dorme e si pranza, il resto del tempo si passa
all'aperto: a pesca, a passeggiare a scambiare chiacchiere con amici.
Pegli è ricordata dal nome della piazza più grande, nella zona sud del
paese, di fianco alle saline ed anche dalla recente lapide posta di
fianco alla sede delle ProLoco.
Un altro passatempo è sedersi sulle panchine davanti all'ex Stazione
Marittima ed osservare l'arrivo dei traghetti; subito dietro le panchine
c'è un monumento, detto "Pittaneddu", che è il punto d'incontro
"ufficiale".
Il lungomare, anticamente "Maina" è ornato da splendidi alberi
fronzuti della famiglia dei "ficus", la mattina e la sera migliaia di
passeri si rifugiano nelle fronde e cantano, è un concerto, a volte l'ho
fatto sentire al telefonino a qualche amico che è rimasto stupito.
Oltre i passeri ci sono anche delle tortore e dei piccioni e, vista
l'abbondanza di cibo, una famiglia di barbagianni o rapaci simili, si
sono insediati sui tetti vicini, uno stuolo di piume portate dal vento
indica che il pranzo è stato consumato.
Una sera, due anni fa, rientravo a casa: per terra c'erano un paio di
piccioni che mangiucchiavano, era il tramonto; improvvisamente un
fruscio d'ali, un refolo di vento sulla faccia, ed il piccione era stato
artigliato e portato su un cornicione.
Mi sono spaventato.
Sandro Emanuelli
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